Una forza fragile

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Il bus piegò a est, arrivando in vista di una baia frastagliata, con la pioggia in arrivo dal mare e il vento che faceva risalire le foglie nei rari crinali. Le onde sbattevano nel fiordo. Spumeggiavano e si infrangevano di nuovo, alimentandosi in eterno.

‘Qualcosa resiste sempre’, pensò Ray.

Si fermarono in un paese a nord di Inverness. Nella piazza Ray riempì una borraccia d’acqua, per levarsi il sapore asciutto che aveva in bocca. Il cielo intanto si era squarciato con lame accese di azzurro. Ray aveva dei crampi allo stomaco, non mangiava da un secolo. Entrò in un Tesco SuperStore. Il supermercato era più affollato di quanto si aspettasse, tutto il mondo abitato sembrava concentrato lì. Arrivato a una pila di scatolame gli si avvicinò un vecchio. Aveva uno sguardo sperduto.

“Dove sono le ciambelle?”.

Ray non aveva la minima idea di dove fossero. Il vecchio gli mostrò una lista.

“Vedi, mia moglie ha scritto ciambelle. Sotto latte in polvere. Lei non mangia altro, ciambelle e latte in polvere. E dove sono le ciambelle? Cambiano posto ogni giorno”.

Lo fissava respirando in modo affannato. A Ray sembrava di sentire il suo cuore in allerta, batteva accelerato sotto la maglia di lana. La maglia sapeva di naftalina, e di cassetti foderati con la carta di giornale. Dello stesso colore dei muri del supermercato, come un mimetismo dettato dalla prudenza e dall’insicurezza.

“Glielo dico io dove sono le ciambelle”, intervenne una donna pesante, tozza e massiccia, chiazzata di sudore sotto le ascelle. Si portò via il vecchio, per mostrargli dov’erano le ciambelle. E mentre si allontanava Ray indovinò anche il suo, di cuore. Un battito lento, rimbombava in una caverna piena di anfratti. Vasta, incasinata, generosa. Si voltò sbattendo contro un uomo, e lo sguardo dello sconosciuto lo gelò, una lama tagliente, occhi freddi da rettile. Percorse tutta la fila e dall’altra parte degli scaffali incappò negli stessi occhi. Algide pupille che si introducevano nel suo corpo, mani in tasca alla ricerca di qualcosa di diverso dalle merci esposte negli scaffali, zampe abituate a buie intrusioni. Un cuore avvelenato, lo strusciare di un serpente intorno a un corpo giovane. ‘Pezzo di merda lasciami perdere altrimenti ti spacco’, recitava Ray tra sé e sé, ma aveva paura. La solita paura, quella che non lo abbandonava mai, che restava sempre acquattata da qualche parte. Si allontanò rovistando a caso tra i frigoriferi. Gli era rimasto un appetito senza stomaco, non sapeva cosa cercava. Nel vetro del frigo si rifletteva il viso scavato da bambino usurpato. Di quanta fiducia aveva bisogno? Ce n’era abbastanza, nel mondo? Girò i tacchi e passando vicino all’uomo lo urtò con la spalla, lo superò sputando per terra, l’altro gli lanciò un’occhiataccia e poi si allontanò. Ray si passò una mano sulla testa rasata, rimise il cappellino al suo posto. Camminando lungo le corsie sentiva il suo cuore piano piano calmarsi, estinguersi l’incendio divampato sulla faccia. Qualcuno gli batté un dito sulla spalla e lui strinse i pugni, conficcandosi le unghie nei palmi. Ma era una donna. Una donna qualunque. Chiedeva se quel carrello a pochi passi da Ray fosse suo.

“Non ce n’è neppure più uno all’ingresso, è l’unico supermercato nel raggio di centinaia di chilometri, sai, qui siamo nel mezzo del nulla eppure è pieno di gente”. La donna scrollava il capo, e gli occhi sembravano uscirle dalle orbite. “Non so come ma spariscono, c’è chi li arraffa anche se deve comprare due uova”.

Parole pressanti, un cuore inseguito dal tempo, abituato ad andare di corsa.

Ray si avvicinò alle uscite, dopo aver passato il carrello alla donna. Il cassiere lo squadrava con sospetto facendo scorrere sul rullo gli acquisti di un uomo con il respiratore e la bombola d’ossigeno. Il cuore di quest’ultimo arrancava, in attesa soltanto di ritornare nella tana calda, due camere tranquille e Channel5 alla televisione. Quello dell’anziano che gli aveva chiesto delle ciambelle gli rimbombava alle spalle, e sembrava ferito da qualche offesa, forse un acquirente si era rivolto a lui con sufficienza o disprezzo, questi vecchi così lenti che intasano le code. Ray scavalcò la cassa, uscì fuori spingendo i maniglioni pesanti e una sirena risuonò nell’aria di cristallo. Sollevò le mani, come arrendendosi. Poi frugò nelle tasche trovando dei cracker. Non si era neppure accorto di averli presi. Nell’aria turbinava ancora un po’ di pioggia, il vento la disperdeva in vortici gocciolanti. Le foglie dovevano ancora fare il loro su e giù nei crinali, le onde si infrangevano in eterno nei fiordi. Aveva tutto questo nella testa, Ray. Ora doveva pagare però. Si diresse verso il cassiere dalla faccia rotonda e sospettosa, la sirena smise di assordarlo e Ray ricominciò a sentire il suo cuore, il cuore di tutti.

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