Solo Parole

17 anni, cominciai per le prime volte a leggere con impegno, sforzandomi per sviluppare un interesse, ignorantemente, superficialmente, passavo giorni in silenzio da solo con sola una lampada, luce gialla, su divano rosso, mi isolavo per pensare, con carta e inchiostro ho condiviso i periodi più bui.

Le ossessioni con cui sono solito uscire si siedono sul divano con me, si calmano e leggono per me, mentre mi perdo loro si muovono con i personaggi dei racconti, imparano e insegnano, a volte si trovano così bene che restano con loro, altre escono fuori numerose. 

Quando leggo vivo in una parte di me del tutto privata, un mondo singolarmente esplorato e inaccessibile, l’interpretazione oggettiva si fa mia e le immagini che vivo abbracciano i pensieri che porto appresso, è un sonno, il sogno lucido di un estraneo.

Le parole perdono la loro struttura e la sintassi e la grammatica arrivano all’apice del loro essere trasformandosi in realtà come acqua in ghiaccio, e il tempo sgorga senza ragione.

Ci vedo, noi a fianco allo scrittore e ai suoi burattini, sono così reali, potresti dire di conoscerli, il viaggio è realtà tra le visioni, Seneca e Omero, Nietzche e Schopenauer, Svevo e Pessoa, come ombre istigatrici che sussurrano l’inevitabile, chi ha cuore trema e sgomita e ansima per l’amore dei fantasmi.

Intoccabili e irrefrenabili verso la sorte, con le loro virtù sogni e fallimenti, ci permettono di odiare il niente, di conoscere ciò che non è successo, di versare lacrime per nessuno, la fede tradita nel vuoto tra una linea di inchiostro e l’altra.

Oggi il fiume continua a scorrere, l’acqua non riflette mai come la volta precedente, mentre il sole lascia il posto al buio, la luce gialla invita a sedere, sente come noi che ogni giorno è l’ultimo e il primo, mentre le pagine infantili ingialliscono, l’inchiostro sbiadisce, il battito perde il suo ritmo.

Leonardo Scatizzi