Paola Tagliaferri

Sogni ingannevoli

L’incubo si ripetè di nuovo, Elena si vedeva annaspare terrorizzata, dentro una specie di bolla trasparente e spettrale colma di una sudicia acqua rossastra in cui lei cercava disperatamente di rimanere a galla. Si svegliò di soprassalto, una devastante angoscia l’attanagliò. Un pensiero sempre lo stesso, si ripresentò “sarebbe morta annegata?”. Accese la lampada sul comodino, erano solo le due di notte, volse lo sguardo verso suo marito Mario, il quale non essendosi accorto di niente dormiva il sonno dei beati. Sapendo che non sarebbe stata capace di riaddormentarsi, si rassegnò a trascorrere quelle ore che mancavano a far mattina, analizzando per l’ennesima volta quel terribile incubo. Elena e Mario erano una coppia sposata da oltre trenta anni, non avevano avuto figli, ma questo non era a loro pesato più di tanto; avevano vissuto la loro giovinezza in modo spensierato, non dovendo sopportare il peso delle responsabilità che comporta l’avere anche dei figli. Arrivati alla soglia dei sessant’anni, Mario aspettava di andare in pensione, mentre Elena, avendo perso il lavoro qualche anno prima e, non essendo più riuscita a trovare niente, si era adattata al ruolo di casalinga. Abitavano in un terratetto di modeste dimensioni, che aveva sul davanti un piccolo giardino .Proprio in questo giardino, una mattina di primavera di quattro anni prima, avevano rinvenuto un gattino di pochi mesi, qualcuno ce lo aveva di sicuro lasciato di proposito, così senza porsi troppe domande lo tennero con se e lo chiamarono Nico. Mentre il tempo passava, la fissa più grande di Elena rimaneva imperterrita, ad angustiarle la vita. Ella era grottescamente supestiziosa e, suo marito non perdeva occasione, ogni qualvolta lei gli raccontava un sogno o un fatto accadutogli di prenderla in giro. Anche riguardo a quell’incubo, Mario, non aveva dato troppa importanza e aveva consigliato a sua moglie, durante la giornata di guardare meno televisione. Elena scuoteva la testa e, lo rimbeccava rispondendogli che di queste cose non ne capiva niente. Passa del tempo, Nico era diventato un bel gattone, curato e coccolato, poco propenso all’avventura, non si azzardava ad oltrepassare la recinzione della casa. La sua era davvero una bella vita, non aveva niente di cui lamentarsi e sicuramente era stato molto fortunato. Una domenica mattina, mentre Elena era intenta a sfaccendare e Mario era andato a pescare, sqilla il telefono, dall’altra parte una voce metallica le comunica che suo marito, aveva avuto un malore, mentre si trovava in pochi centrimetri d’acqua, ma tanto era bastato, essendosi accasciato con il viso riverso dentro di essa, a farlo morire affogato. A sconvolgere Elena, non fu tanto la morte del marito, quanto come egli se ne era andato: morto affogato!. Inevitabilmente pensò all’incubo in cui lei si vedeva in procinto di affogare e, ricordò la leggerezza del marito riguardo la sua fissazione. Anche se non era lei la vittima designata, il sogno comunque si era avverato ed ora si sentiva finalmente liberata da quel peso opprimente che la tormentava. Il periodo del lutto passò tra alti e bassi, Nico con la sua affettuosa presenza, fungeva da ciambella di salvataggio, nei momenti di maggior sconforto. Il tempo si sa è il miglior medico e, quando ne fu passato abbastanza da indurre Elena a progettare una vacanza per ricominciare a vivere, accadde un fatto che la allarmò. Si trovava sulla scala, concentrata a pulire il lampadario del salotto, quando Nico, sfrecciando come un siluro, vi passò sotto urtandola, la scala vacillò ed Elena, d’istinto si aggrappò al lampadario puntò i piedi e riuscì a non cadere. Quando scese dalla scala tremava sia di rabbia che di paura, Nico l’aveva fatta grossa e, tradusse questo evento in una nefasta premonizione. Il demone della superstizione riemerse in lei in maniera ancora più devastante. La decisione era presa, si sarebbe sbarazzata del gatto, non poteva più stare tranquilla con lui in casa. Il piano che organizzò, consisteva prima nell’addormentarlo con del sonnifero, poi sarebbe salita su in montagna e là l’avrebbe abbandonato. Il giorno stabilito, non ci fu nessun intoppo, quando si trovò nel luogo che aveva scelto, aprì la gabbia, tirò fuori il gatto che dormiva placido e ignaro di tutto e, si allontanò in gran fretta. Tornò a casa, con l’assoluta certezza di aver fatto la cosa giusta. Ora poteva finalmente concentrarsi soltanto sulla sua vacanza. Una notte sognò Nico, fu una breve apparizione, il suo musetto era sereno, pareva le sorridesse, poi sparì. Ogni tanto, le veniva da pensarlo e, si augurava, che stesse bene, poi per evitare che il rimorso prendesse il sopravvento, dirottava il suo pensiero su altro. Erano passati un paio di mesi dal fatto e una mattina che era immersa nella vasca da bagno, in completo relax, tanto che si era quasi assopita, avvertì una presenza vicino a lei, aprì gli occhi e gettò un urlo, sul bordo della vasca c’era un gatto, dapprima non lo riconobbe, era emaciato, con il pelo rovinato, ma soprattutto aveva uno sguardo carico di odio. Lo chiamò: “Nico sei tu, sei tornato?”.Come fece per uscire dall’acqua, il gatto le balzò sul capo e, con le unghie cominciò a graffiarla ovunque: viso, spalle ,mani, tanto che la donna, invasa dal terrore, per sfuggire alla furia dell’animale, si immerse dentro l’acqua, ma come tentava di mettere la testa fuori per riprendere fiato, Nico ricominciava a graffiarla, così, Elena capì che lui era tornato per vendicarsi, una tale ferocia, non poteva che scaturire da una immensa sofferenza. Anche lei ora soffriva, perché era stata beffata. Beffata, sia dall’incubo a cui pensava di essersi sottratta, sia dallo sguardo che pareva sereno di Nico, quando lo aveva sognato. Si arrese, si sentiva stanca, sopraffatta e desiderava solo dormire. Nico aspettava sul bordo della vasca, che la sua padrona, riemergesse per colpirla ancora .La sua rabbia si era in parte placata, ma ancora non era del tutto soddisfatto. Quando dopo un po’ di tempo, non la vide più, capì che era finita, saltò giù dalla vasca e si avviò per la sua strada, sorridendo sotto i baffi.

Paola Tagliaferri