Ruscello arrabbiato

“… Laudato si’, mi Signore, per sor’Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.” (San Francesco d’Assisi)

“Tutte le fiabe iniziano con “C’era una volta” ma essendo ambientata
ai giorni nostri, la storia che vo a narrare non può avere tale avvio;
però, se chi legge ha il cuore puro e seguirà il ritmo dell’acqua,
potrà dire…Io sono Ruscello.”
E vado a narrare…

CAPITOLO I
“ Scendeva a precipizio rombando arrabbiato come un tuono d’estate
sull’orizzonte del mare.”
Chi brontolava era un corso d’acqua esiguo, stretto, ma impetuoso,
partito un chiaro mattino dalla cima dei Ghiacciai Eterni per un lungo,
lunghissimo viaggio che lo avrebbe portato nella Terra degli Uomini;
si chiamava Ruscello e doveva raggiungere un fontanile.
Quel giorno ci fu grande agitazione nella famiglia H2O;
i genitori di Ruscello, consapevoli che una volta partito,
non avrebbero mai più rivisto il caro figliolo ormai adulto, erano in gran
fermento di grandine, acqua, neve e non la finivano più con le raccomandazioni;
ma esso era pronto.
il Grande Saggio della Natura lo aveva preparato molto bene con lezioni
di comportamento e tre regole fondamentali:
1° Non uscire mai dal proprio letto.
2° Accogliere e donare acqua a tutti.
3° Non lasciarsi coinvolgere da liquidi estranei, pena l’inquinamento.
Così, in un rimescolio di ondine emozionate, Ruscello schizzò fuori
in quella discesa dirompente chiudendo gli occhi per lo spavento; li apri
soltanto in una conca di mezza montagna, dove finì la sua folle corsa;
allora, chiamò il suo Maestro e boccheggiando arrabbiato, gli disse:
“ Oh Grande Saggio, a che gioco giochiamo? Perché mi hai fatto
prendere una strada così brutta e pericolosa? La mia portata è preziosa:
acqua purissima da bere, dicevi. Ti sembra giusto trattarmela in questa maniera?”
1

  • Codesto è il tuo percorso. Non lamentarti. Vai e affronta se vuoi vittoria –
    La Voce, pacata e profonda si diffuse sulla pozza spandendo un leggero zefiro.
    “Ma le mie gocce sono stufe di prendere schiaffi dalle pietre.”
  • Ogni cosa che deriva da Madre Terra deve fare il suo corso naturale –
    sentenziò la Voce.
    Ruscello ascoltava… Come sempre il Grande Saggio aveva il potere di
    tranquillizzarlo e anche lì nel laghetto, alla fine stava bene con la brezza
    che gli solleticava la pancia.
    “Quanto manca al fontanile” chiese più rilassato.
  • Tempo al tempo – e la Voce sparì.
    “Ho capito” replicò, e scivolando sui bianchi sassi di calcare partì senza fermarsi più.
    CAPITOLO II
    Fasce verdi delimitavano il piccolo corso che brillava sotto la luce
    del sole; Ruscello gorgogliando lasciava che tutti gli esseri della montagna
    prendessero un po’ della sua acqua e per la prima volta vide l’Uomo
    camminare alle sue rive. “Che bella figura” commentò contento
    di poterlo servire.
    Finalmente giunse al fondovalle, dove un altro corso d’acqua, impetuoso
    e stravagante, lo invitò a scorrere nel letto dei suoi avi;
    si chiamava Torrente; ovvia, vieni che l’unione fa la forza! e lo accolse
    cantando a squarciagola in compagnia di una famiglia di castori.
    “Si, per poco” – accettò Ruscello – “ In pianura devo correre al bivio
    dei fontanili,” ma alla vista dei roditori indietreggiò. Tranquillo, sorrise
    Torrente, sono gli ingegneri dell’acqua, i quali, per gioco gli tirarono
    un pezzo di legno ben levigato dai loro dentoni.
    “Grazie, ma non posso sporcare le gocce destinate agli Umani”
    e buttato fuori il tronco iniziò a scorrere con il nuovo compagno.
    Più avanti si scontra con un pesce che, controcorrente, menava la coda
    con molta energia: “ma che fai!” chiese Ruscello,
    “Oh perbacco! Salgo la china per deporre le uova” rispose ansimando una giovane Trota.
    “Vai pure, ma nuota dalla parte di Torrente” e categorico, la salutò.
    Di notte, immerso nel buio naturale, ammirava il tremolio delle stelle
    e una volta notò che la luna piena, a tratti, vagava dal cielo all’acqua.
    “Che natura meravigliosa” sospirò ondeggiando e con orgoglio sentì
    di farne parte.
    2
    CAPITOLO III
    La pianura si presentò in tutta la sua frenesia di ponti, strade, casette
    colorate; i due corsi si sistemarono ben bene nell’alveo per fare bella figura.
    “Chissà che accoglienza ci faranno gli Umani,”si dissero lieti mentre
    serpeggiavano verso una città; però Ruscello si accorse che il colore
    della sua acqua non era più trasparente, ma ricordava il colore dell’erba
    e nel continuo fluire, sentiva sul fondo molte presenze estranee alla vita del fiume.
    “.. Sacchetti di plastica – lattine – contenitori – bottiglie di vetro…”
    A parlare con voce stanca ma burbera, fu un vecchio Tèmolo abitante di quei fondali
    che teneva ben aperta con orgoglio, la sbiadita, ma una volta variopinta
    pinna dorsale.
    “ …Chi li ha messi?” esclamò allibito Ruscello,
    “L’uomo” rispose il pesce odoroso di timo.
    Non posso crederci, eppure la mano dell’uomo cura la terra, usa l’acqua
    per tutte le sue necessità, perché dopo la sporca?
    Io seguo il ritmo dell’Uomo con l’ acqua pura,
    perché l’uomo non segue il ritmo dell’Acqua?
    Tutto ciò pensava il piccolo corso mentre cercava di tenere a bada
    le sue gocce che sguazzavano da mane a sera con quel vivace e animoso di
    Torrente.
    Forti vibrazioni e un rumore assordante lo distolsero da quei pensieri.
    “…Barche a motore…e le belle scie multicolore lasciate in superficie
    sono macchie di benzina…” questa volta a parlare fu un lungo Luccio
    dai denti aguzzi. Torrente che lo aveva sentito iniziò a schiumare e Ruscello,
    ricordando la 3° regola fondamentale della sua missione, con molta energia
    spinse le macchie intruse oltre le sponde.
    “La gente della pianura è impazzita” ansimò alle gocce, che pallide gli si
    stringevano attorno; fortuna che il bivio era prossimo, tanto che, dopo aver
    salutato l’amicoTorrente, prese la via a lui destinata, ma un’orribile sorpresa
    aspettava il Nostro, proprio dopo la deviazione: un grosso tubo,
    nascosto sotto un costone gli sputò addosso liquami grigi e densi
    colpendo a morte tante povere gocce.
    “Che succede?” gridò inorridito…Ma questa volta, nessuno rispose…
    “Uomini scriteriati, sono dunque queste le tracce che portano a voi?” 3
    CAPITOLO IV
    Gli umani non meritavano la sua acqua, doveva fuggire con le gocce rimaste,
    riportarle a casa, al candore della loro origine. Subito.
    Corse Ruscello, corse a più non posso, arrestandosi soltanto per chiamare
    il Grande Saggio, e schizzando gocce di pianto raccontò tutto.
    La Voce restò per un po’ in silenzio…
    …Conosceva la Terra perché controllava l’armonia del regno animale e vegetale,
    ma gli uomini erano fuori della sua giurisdizione in quanto esseri pensanti,
    quindi dipendevano dal proprio cervello…Se solo ne avessero fatto buon uso!
    per colpa della loro scelleratezza e per salvare Ruscello, doveva capovolgere
    i ritmi della Natura.
    …Quindi lo pregò di ascoltare una storia. E iniziò:

“C’era una volta un piccolo principe che incontrò un mercante
di pillole che toglievano la sete.
Buon giorno, disse il piccolo principe.
Buon giorno, disse il mercante.
Perché vendi questa roba? disse il piccolo principe.
E’ una grossa economia di tempo, si risparmiano
cinquantatré minuti alla settimana, rispose il mercante.
E che cosa se ne fa di questi cinquantatré minuti?
Se ne fa quel che si vuole…
“Io,” disse il piccolo principe,” se avessi cinquantatré
minuti da spendere, camminerei adagio verso una fontana…”*
”Esiste? Dov’è quella fontana? Io sono qua pronto a
donare tutte le mie preziose gocce. Voglio andare a quella fonte.”
sospirò Ruscello.

  • Si, tu ci andrai. Il tuo spirito la troverà – alitò la Voce.
    Tali parole dettero speranza all’intrepido Rio che con nuovo vigore,
    aiutò i raggi del sole a farsi assorbire. Le sue gocce… prima una, poi due…mille
    e mille, salirono verso il cielo a formare un’enorme nuvola scura;
    Ruscello dall’alto vedeva l’amicoTorrente diventare sempre più esiguo, ma lui
    cercava la sua Fontana e, seguendo mastro Vento, forgiatore dell’aria, attraversò
    un’immensa distesa blu: il Mare nostrum era sotto di lui. Ruscello non scrutò
    oltre lo scintillio delle onde: sapeva che quella meravigliosa opera del creato
    nascondeva qualcosa di molto tragico. Ombre umane a braccia spalancate
    ma inanimate vagavano sperdute nei suoi abissi.
    4
    Mare – dice il Santo Padre Bergoglio – divenuto una “tomba”
    per coloro che cercavano di “sfuggire alle condizioni disumane della propria terra”.

CAPITOLO V
Ruscello non chiede “perché” al Grande Saggio.
Troppe lacrime avrebbe versato il suo candore.
Con rabbia si spinse ancora avanti verso un mondo che lo aspettava;
un mondo che avrebbe rispettato il ritmo dell’ acqua.

Sopra una larga terra dal colore rossastro notò delle capanne raccolte
in un girotondo a formare una piccola piazza.
In quella piazza tanti bambini giocavano come tutti i bambini del mondo.
La grossa nube vibrò forte alla vista di Donne in fila davanti ad una
fossa fangosa; cercavano di raccogliere acqua attente a non perderne neanche una
goccia.
“Ciò che rende il deserto bello è che da qualche parte nasconde un pozzo:
Ecco la mia fontana!”
e squarciando l’aria nel cielo sereno…Ruscello tuonò.
La pioggia rimbalzando cadeva goccia a goccia sulla terra asciutta… prima una,
poi due…Mille e mille gocce correvano fin sotto la piccola piazza dove uno zampillo sgorgò.
Il piccolo corso
era arrivato alla meta.
Portando ciò che Natura
di -chiare, fresche et dolci acque- donava.
Scendeva Ruscello, e più, arrabbiato non era.
Scendeva, colmando le brocche della sua acqua sincera
e cantava, cantava, da quella fontana un po’ strana…


Più ci saranno gocce d’acqua pulita, più il mondo risplenderà di bellezza.
(Madre Teresa di Calcutta)

Fine

Palma Silvestri