Quel treno era da prendere

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Stava preparando il caffè Valentina, Vale come affettuosamente la chiamava il suo Luca. Lui era seduto sul divano, quel divano che lei apriva, la sera, ed era il suo letto. L’ha sentito arrivare dietro di sé, appoggiare le mani sulle sue spalle con una forte pressione, come a voler dare più significato al suo pensiero, a voler imprimere le sue parole, a darsi coraggio, reggersi e sorreggere lei, prima di pronunciare quasi in un sussurro: “Chiedi il trasferimento e andiamo via da qui”.

Quel quadro è rimasto vivo, nitido, così presente nella mente di Valentina, che, se fosse capace di dipingere, oggi imbratterebbe una tela, seguendo l’onda dei sentimenti e delle emozioni di quel momento, ricoprendola di tinte forti e di calde sfumature, di cerchi e di onde, e ancora di voli leggeri e spericolati, come erano stati i suoi pensieri in quell’istante. Quella tela, la terrebbe stretta a sé, ora più che mai, per non dimenticare quell’emozione, unica, per tenerla vicina al suo cuore, per sempre.

Aveva su un vestito nero, quel vestito che lo mandava in confusione, così diceva Luca; un vestitino semplice, fermato in vita da una cintura alta, in pelle color cuoio, che scivolava sui fianchi (cintura che Valentina conserva, gelosamente, ancora), niente di particolare, forse un tubino. Aveva appena compiuto 41 anni! Non era certo una top model!

Stava avvitando la caffettiera, in quella cucina a vista, bianca, dalle maniglie rosse, dove ogni cosa era al suo posto, in armonia e ordine, con quel piano di lavoro, il top, in granito nero assoluto, stondato a mezzo-toro, come aveva imparato da lui, quando, con cura e rinnovata speranza, aveva arredato, solo 2 anni prima, quel monolocale che era diventato un gioiellino.

A quelle parole le si è fermato per un attimo il respiro; parole, gettate lì, tutte d’un fiato, quasi a volersi liberare da un groppo che gli ostruiva il passaggio dell’aria. Quelle parole l’hanno destabilizzata. Chissà da quanto tempo Luca le aveva dentro, chissà come era maturata in lui quella decisione e perché; non gliel’ha chiesto allora, non gliel’ha mai chiesto dopo e adesso è troppo tardi, non può chiederglielo più.

Non si è voltata, Valentina, paralizzata da quel macigno piombatole addosso. Non capiva, credeva di non aver capito, ma sì che aveva capito; le girava tutto, le sono tornati alla mente vorticosamente gli anni passati; le si è profilato violento il futuro mentre il presente cominciava a rarefarsi; sfumavano i contorni, le mancava l’aria.

Ogni estate, come tutti gli emigrati al nord, finiti gli impegni legati al suo lavoro, ritornava dalla sua famiglia d’origine; era un dovere, era sacrosanto, era giusto. Ma ogni anno diventava sempre più difficile. Due mesi! Mai come allora detestava quei due mesi di vacanza, così tanto sbandierati, fuori dall’ambiente scolastico, per denigrare il lavoro degli insegnanti.

Troppi sessanta giorni che, Valentina, ogni anno, riduceva e li portava a sfiorare i quaranta, con vari trucchetti per farla sentire meno in colpa, adducendo scuse che non doveva a nessuno se non a sé stessa: ora non trovava posto, le cuccette sul treno erano finite, per imbarcare la macchina doveva aspettare… e bugie di questo tipo!

Adesso era lì, erano di nuovo insieme. Era appena rientrata, stava giusto preparando il caffè, quando Luca ha esordito con quella frase inaspettata.

Nella mente di lei si sono scatenate le paure, le insicurezze. Erano incubi, erano notti insonni, erano dubbi che l’attanagliavano. Paure oggettive, sacrosante, tantissime e fortissime. Che si pentisse di aver abbracciato una scelta tanto radicale: quello era il suo incubo principale. Allora sì che sarebbero stati in alto mare, in tutti i sensi.

Niente comunque la spaventava a tal punto dal farla desistere. Valentina ne era sicura: quel treno era da prendere! Anzi quella nave! Perché è stata chiara sin da subito la scelta di trasferirsi in Sardegna, dove cominciare una nuova vita, tutta loro, loro due da soli!

Sono stati mesi lunghissimi e pieni, consapevoli che con le improvvisate e i colpi di testa non si andava da nessuna parte; erano tantissime le cose da sistemare, porte da chiudere e porte da aprire. Tutte cose che insieme hanno saputo fare alla grande; Valentina, ancora oggi, si chiede spesso, e le riesce difficile ricordare, come abbiano fatto!

Arrivato giugno, puntuale anche quell’anno, finiti gli impegni di lavoro, cominciavano le vacanze e non c’è stato bisogno di trovare scuse, far finta di non trovare posto sul treno; la nave era prenotata con tanto anticipo e al 15 Giugno erano già in Sardegna, come avevano deciso, determinati a dar concretezza alla loro vita.

Era tutto da costruire, proprio tutto. Ma l’amore no, quello c’era. L’avevano portato con loro, Valentina e Luca, su quella nave, assieme ai pochi bagagli e alla tanta voglia di vivere. Quell’amore grande che è difficile da definire, raccontare a parole. Lo riconosci in uno sguardo, lo senti in una mano che ti sfiora; l’avverti nel calore che diffonde, lo vedi nella luce del giorno e nella discrezione della notte. Lo riconosci nel volo di una rondine e in quella farfalla bianca che non vedevano, ormai, da anni e che credevano fosse estinta!

Quella sistemazione provvisoria, al limite della fatiscenza, aveva il sapore di casa, di famiglia; aveva dato significato al loro vivere insieme. Ogni giorno era un giorno nuovo, diverso, pieno di luce, più colorato del precedente. Era un giorno da non sprecare, per quel forte bisogno di recuperare. Ogni giorno era buono per scoprire e per scoprirsi.

Pronti, si parte per una prima esplorazione. “Al primo distributore facciamo benzina” – si sono detti. Non avevano fatto i conti con la nuova realtà. Paesini, case sparse. Esigenze diverse, situazioni nuove con cui dovevano prendere confidenza, con cui fare i conti. Nessun distributore in vista. Così decisero di fermarsi e non avventurarsi oltre. E al primo cartello che indicava il mare con scritto “Sabbie d’oro” hanno accostato.

Una struttura, ai loro occhi una casetta. Forse l’abitazione di un custode? – si sono chiesti. Oltre quell’insegna, oltre quella casa, giù si vedeva il mare, di un blu che ci si perdeva; immenso, avvolgente con uno spiaggione deserto, fatto di montagne di sabbia immacolate, inesplorate. Alte dune, affiancate le une alle altre; sagomate, scolpite dal vento, dal ventre arrotondato e dai profili sottili e fragili, e … via di corsa, giù fino in fondo, quasi a scivolare, come fossero sulle montagnette di un luna park.

Questi erano i loro approcci con la nuova realtà. Un continuo avventurarsi con quello stupore tipico dei bambini davanti a un nuovo gioco. Era questa una nuova vita, dove ogni scoperta era vissuta con l’incanto e la consapevolezza della conquista. Il sole era alto, luminoso e accecante, ma loro, incuranti, giù di corsa su quelle dune dentro le quali sprofondavano i loro piedi man mano che rotolavano, sempre più giù fino alla riva dove li attendeva la ricompensa. Quell’arietta ristoratrice, quella frescura che restituisce il mare alla terra in uno scambio di abbracci e sospiri che caratterizzano la brezza di cui si gode in riva al mare.

Disteso a pochi metri dalla riva, un grosso tronco, che sicuramente il mare aveva restituito alla spiaggia in una giornata di forte maestrale, sembrava li aspettasse. Il vento e il sole l’avevano asciugato; era lì per loro, ne erano sicuri e, tutti e due, si sedettero ad ascoltare il mare, rapiti, in silenzio, ammaliati e sorpresi da quella grande insenatura tutta d’oro. Proprio come era scritto nel cartello: Sabbie d’oro!

Dopo aver riempito, insaziabili, gli occhi e l’anima, di quella bellezza infinita, soddisfatti, Vale e Luca cominciarono la salita. Dura salita, perché le salite, si sa, sono sempre più faticose e il sole s’era fatto più cocente. Ma ne era valsa la pena.

Mentre tornavano su, dove avevano lasciato la macchina, si accorsero di quelle luci, quegli occhi profondi, in due volti nerissimi, che li guardavano, al riparo di un grosso ginepro o forse un oleandro o chissà!  E’ sembrata loro un’apparizione, una presenza dolcissima e in quel momento tanta tenerezza ha pervaso i loro cuori. Quella che per loro era stata una giornata di magia, per quegli uomini era un momento di incerto guadagno!

Sono riusciti a fatica a ritornare nella casetta che era sembrata loro una guardiola. Quella specie di portineria era invece una struttura ricettiva e quell’ometto che è apparso davanti a loro aveva tra le mani cartoline e dépliant della struttura turistica dalla quale era venuto fuori, materiale che Valentina conserva ancora.

Tre cose hanno imparato da quell’escursione i due. La prima che i punti di rifornimento dei carburanti sono proporzionali all’utenza, pertanto non li trovi a ogni incrocio, morale, mai trascurare di fare il pieno; la seconda che quella sarebbe stata una delle loro spiagge più frequentate e la terza che quella meraviglia della natura, quell’oasi di pace e bellezza infinita, aveva altri ingressi meno avventurosi, con tante altre spiagge e calette intorno.

Uno spiaggione, quello appena conquistato, che era lì, in mezzo, a farsi coccolare e abbracciare da cotanta bellezza. L’esperienza di aver attraversato quelle dune è rimasta unica e indelebile nei loro cuori.

Una volta che hanno preso confidenza con la realtà, Valentina e Luca, uno sguardo alla cartina e via per altri obiettivi. Questa volta altra esplorazione, verso sud, Costa Verde. Però prima di avventurarsi hanno fatto il pieno di benzina; il pieno di entusiasmo, quello c’era sempre!

Sono capitati per caso in quel ristorante, dopo aver percorso chilometri, tra tornanti, curve e rettilinei. Tra salite e discese, con la montagna che li abbracciava e improvvisi scorci di mare, in lontananza, che si affacciavano e poi si lasciavano inghiottire, sparendo dietro le curve; e ancora paesaggi brulli. Intraprendenti caprette si arrampicavano sulla roccia nuda alla ricerca di erba buona.

Più in là cuscini viola di macchia mediterranea, fiori di campo dal tenue color pervinca ed erbe selvatiche dalle infinite sfumature di verde, tingevano il paesaggio come se un pittore distratto avesse fatto cadere la sua tavolozza creando un’armoniosa tela che si stagliava sotto il cielo azzurro.

Dopo aver superato una lunga spiaggia deserta, Vale e Luca, si sono trovati in quel primo centro abitato. Di fronte a loro una montagna con inequivocabili segni lasciati dal tempo, i segni di un’attività interrotta, sospesa. Segni che lasciavano poco spazio alla fantasia. Una montagna che raccontava di un lavoro duro, di famiglie che avevano speso tutte le loro risorse e che oggi erano andate a cercare, altrove, nuovi sbocchi. Giù un porticciolo e tante casette basse. E un gran senso di pace.

Il mare brontolava piano piano raccontando le tante storie che aveva sentito. Quel mare che luccicava sotto il sole caldo, in un paese immerso nel silenzio: Buggerru, in Costa Verde. E quel ristorante, vuoto!

Seduti al ristorante, l’attenzione venne calamitata da certe immagini che, discrete, passavano sul televisore. L’accorto ristoratore aveva caricato, sul videoregistratore, una cassetta che raccontava di una spiaggia, di un paesaggio con certi scorci che lasciavano senza fiato. Quella finestra che si affacciava sul mare era un invito, era chiaramente l’attrattiva della zona.

Il ristoratore aveva saputo, in pochi istanti, leggere in loro quella sete di conoscere, di esplorare. Sicuramente, Valentina e Luca, avevano quell’aria incantata di chi vuole riempire il cuore di emozioni. Lui l’aveva ben capito e aveva regalato loro quelle immagini, senza parlare, senza farsi scoprire, con la sensibilità di chi sa fare il proprio lavoro e conosce l’animo umano.

Cala Domestica. Questo era il nome e, l’invito a visitarla, nel video, era tra le righe. Così sono andati a cercarla Cala Domestica, giù a destra al primo incrocio. Ma non la trovavano! Avevano sbagliato? Forse! Perché la strada li portava su e poi ancora giù e ancora su. Allora si sono fermati, un po’ delusi, a decidere che fare e, dal finestrino aperto, hanno sentito la sua voce. – Perché la Sardegna è così; vuole nascondersi, si fa desiderare per poi apparire di colpo e lasciarti senza fiato!

Nitida è arrivata a loro la voce del mare; quel lento, continuo sciabordio delle onde che si avvicinano alla riva, l’abbracciano e ritornano indietro in quell’eterno gioco dell’amore. Scesi dalla macchina, i due si sono avviati, lemme lemme, come provetti investigatori sulle tracce e, seguendo la voce del mare, sono arrivati ad una finestra e lì apparve loro il paradiso.

Come attraverso una cornice, da quella finestra hanno visto il mare. Un’emozione che nel ricordo è rimasta fortissima, unica. Non c’è foto che possa uguagliare la bellezza che i loro occhi hanno strappato a quella visione e hanno fissato nel cuore. Sono tornati altre volte a Cala Domestica; mai più fu come allora!

Tante altre gite, tante escursioni, tante meraviglie e tanto incanto e, ogni volta con l’entusiasmo del turista che si stupisce e s’innamora. Ogni volta un’emozione, ogni volta una scoperta.

La vita, nella sua quotidianità, intanto si affacciava e, giustamente, prendeva corpo e si imponeva. Facevano loro compagnia tutti i problemi e tutte le paure che paventavano e che si sono presentati puntualmente; insieme li hanno affrontati, insieme li hanno risolti, 27 anni insieme, volati. E volato anche lui! Ed è dura, per Valentina, la sera chiudere la porta, spegnere la luce e dire ancora: “Buonanotte amore!”               

Angie

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