Ma che belle tettine…

Un riso sommesso. Un lieve gorgoglio…l’acqua cade in piccoli buchi, supera avvallamenti, riconquista il suo spazio nel canale asciutto e noi bimbi siamo sull’argine ad accoglierla, eccitati e felici!

Eccola: si infila negli anfratti, ne trae bollicine, procura un tremito alla terra riarsa, quando la intride con la sua purezza.

Il rito si ripete ogni anno, quando, a contrastare la siccità, la bonifica libera tanta acqua pulita e fresca destinata all’irrigazione, che diventa per noi bambini una fonte di gioia e d’immensa felicità.

All’inizio è solo un rigagnolo serpeggiante che appare e sparisce come per magia.

Subito noi bambini felici scendiamo nel canale e ci divertiamo a saltare a piedi pari di qua e di là dal ruscelletto, cerchiamo per gioco di fermare la sua corsa con le mani, oppure formando una piccola diga con bastoncini e terra umida, ma inutilmente perché il filino d’acqua cresce rapidamente, diventa forte e travolge in un attimo le nostre scherzose barriere.

Siamo a piedi nudi e non abbiamo certo paura di bagnarci i vestitini estivi sotto il sole di luglio, mentre camminiamo sul fondo del canale fino alla fattoria confinante. Ora respiriamo a pieni polmoni il profumo del muschio secco che di nuovo s’impregna e si gonfia.

Siamo in quattro, come sempre.

Ci sono io con il mio compagno di gioco Vanni, abbiamo entrambi dieci anni; ci sono anche mio fratello Fausto, maggiore di noi di due anni e Carmen , la piagnucolosa sorellina di Vanni che vorrebbe imitare tutte le nostre prodezze, ma non ce la fa perché è piccolina, così non perde occasione per fare le sue”frignate”.

Intanto il rigagnolo s’ingrossa rapidamente, ora riempie il fondo del canale.

I grilli , i lombrichi e tanti altri animaletti che avevano scelto le rive del canale come residenza estiva si affrettano ad allontanarsi.

Impantanati e felici noi  ci limitiamo ora a sfidare l’acqua, lanciamo sassi e bastoni camminando sull’argine.

Guarda! Anche gli animali hanno sentito l’arrivo dell’acqua. Sono proprio come noi bambini: infatti il gruppo delle anitre sta arrivando goffamente di corsa.

La piccola Carmen corre loro incontro battendo le manine, ma esse la scansano e, starnazzando di gioia, si gettano una dopo l’altra nel canale.

Nuotano un po’ sott’acqua, poi riemergono per sbattere forte le ali. Gridano la loro felicità, mentre immergono la testa varie volte e si spalmano col becco il grasso su tutte le piume. Poi proseguono la loro attività ginnica, nuotando in fila indiana  contro corrente.

Fausto, che è il più saggio di noi, le guarda allontanarsi e sospira:-Speriamo che tornino indietro prima di sera, altrimenti toccherà a noi andarle a cercare chissà dove per ricondurle a casa! –

I genitori, sempre indaffarati nel lavoro dei campi e nella cura dei grossi animali della fattoria,  hanno delegato a noi figli la cura dei più piccoli.

Le anatre sono simpatiche, allegre e chiassose, ma tra un “qua-qua”e l’altro spesso si allontanano troppo da casa, rischiando di finire nella padella di qualche vicino. Ora poi che è arrivata l’acqua nel canale si sentono autorizzate ad andare ancora più lontano e il rischio di perderle tutte quante insieme è reale!

Mentre l’acqua aumenta ed impregna le rive nuove del canale, Vanni chiede:- Allora cominciamo domani a fare il bagno?-

Io tremo dall’emozione, cerco di prendere tempo:- Ma non sarà ancora troppo fredda l’acqua?

Perché non aspettiamo qualche giorno che si riscaldi un po’?-

Silenzio.

Tutti sono impazienti di tuffarsi… Significa che ” sì” faremo domani il primo bagno.

-Luisa! Fausto! Venite a casa! – In lontananza si sente una voce che ci chiama. E’ il papà.

Corriamo da lui bagnati, infangati e felici. Non ci sgrida, anzi sorride con i suoi piccoli occhi verdi. Conosce la gioia che stiamo provando e non vuole sciupare un momento così…

Forse anche lui è contento come noi, a giudicare dal suo atteggiamento: è seduto su un pezzo di legna, con il pollice della mano destra si liscia  i corti baffetti, è rilassato e si vede che è di buon umore, come quasi sempre.

-Avete finito di”paciugare” con l’acqua?-

– No, no, vogliamo giocare ancora! –

– Per oggi basta! Dobbiamo cominciare i lavori della sera. Poi bisogna andare a letto presto, perché domattina inizieremo a bagnare “i malghetti” e “la spagna”. Avete visto come sono tutti appassiti e gialli?-

– Verremo anche noi ad aiutarti!- dice entusiasta Fausto.

Il papà si alza, si stira come un gattone soddisfatto, ci scompiglia affettuosamente i capelli :– Basta con le chiacchiere! E’ già tardi! Io corro nella stalla e voi lo sapete quali sono i vostri doveri…-

Ci alziamo di malavoglia, ma ci consoliamo presto pensando a domani.

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L’indomani mattina vengono i contadini dei poderi confinanti ad aiutare papà; nei prossimi giorni il favore sarà restituito. Dopo alcuni inutili scoppi, il vecchio ” Landini” nero inizia a pompare acqua e a spingerla nei pesanti tubi di ferro.  Gli adulti lavorano seri, ……. noi bambini siamo sempre fra i piedi; sarebbero ben felici che ci allontanassimo, ma non ci pensiamo nemmeno, proprio oggi che c’è qualcosa di interessante da vedere. Corriamo vestiti sotto gli spruzzi gridando, se c’è qualche perdita la tamponiamo con le dita e poi la lasciamo andare di colpo per farci inondare: è troppo bello venire schizzati o vedere i topolini campagnoli che escono dalle loro tane sottoterra, ormai allagate, e fuggono velocissimi verso terreni asciutti.

Il lavoro è faticoso, ma a mezzogiorno è finito. Si spegne il ” Landini”, si caricano i tubi ormai vuoti e i vicini se ne vanno. Pranziamo rapidamente, poi i genitori salgono sbadigliando al piano superiore per fare un sonnellino. Sono stanchi, hanno lavorato  dalle prime luci dell’alba.

Ma noi bambini non abbiamo sonno, anzi siamo eccitatissimi al pensiero del primo bagno!

Ci mettiamo a giocherellare tranquilli, in attesa che i genitori si addormentino per bene…

Come d’accordo, arrivano ben presto Vanni e la piccola Carmen.

Un salutino, un cenno d’intesa e via di nascosto sull’argine. Scegliamo un punto”furbo”, lontano dalla casa e dalla strada per non essere visti e stare tranquilli.

-Ecco qui va bene!- dice Vanni sottovoce.

In un baleno ci togliamo i vestitini e li gettiamo in un mucchio, poi una rapida corsa sull’argine con le braccia incrociate per vincere il primo brivido e l’imbarazzo della completa nudità…

Al nostro passaggio, le tante ranocchie al sole tra l’erba si gettano in acqua, sollevando schizzi trasparenti. Noi le seguiamo tra grida di gioia e di freddo!

Subito l’acqua s’intorbida un po’, ma poi ci calmiamo e cominciamo a stenderci sulla superficie per imparare a galleggiare, “ a fare il morto”. Fausto prova a nuotare, Vanni ed io ci spruzziamo a vicenda, oppure prendiamo Carmen per le braccia e la tiriamo avanti e indietro sull’acqua per farla ridere.

Intanto sulle nostre teste le rondini passano e ripassano garrendo. A volte si abbassano in picchiata e sfiorano l’acqua per bere un sorso, oppure per inseguire un insetto. Anche le libellule dal corpo sottile e snello partecipano con le api alla festa per l’arrivo dell’acqua : volano sulla superficie e bevono con voluttà…

Tutt’intorno è silenzio, solo le nostre grida rompono l’aria.

Ora stiamo facendo una gara per vedere chi riesce a tenere più a lungo la testa sott’acqua.

Ad un tratto la piccola Carmen chiede :-E quell’uomo chi è?-

Tiriamo fuori la testa insieme :-Quale uomo?-

– Quello là in fondo! –indica con il ditino.

Sull’argine sta venendo verso di noi un uomo magro in bicicletta, ha la camicia chiara e i pantaloni scuri, al manubrio della bicicletta ha appeso una piccola borsa nera e un mazzo di chiavi.

Si avvicina a noi che stiamo rannicchiati con solo i visini fuori dall’acqua, uno accanto all’altro.

Speriamo che passi e se ne vada, invece no.

Si ferma, mette un piede a terra. Scende lentamente dalla bicicletta e la posa contro l’argine.

Ora ci guarda in modo severo e dice :-Non lo sapete che è proibito fare il bagno nel canale?  Io sono il “dugarolo”, il responsabile dell’acqua per irrigare. Adesso vi accompagno a casa dai vostri genitori che dovranno pagare una multa per colpa vostra. Venite subito fuori di lì!-

Usciamo tremanti dall’acqua e ci fermiamo a testa bassa in un unico mucchietto.

L’uomo, visibilmente accigliato, ci osserva  uno dopo l’altro da capo a piedi.

Siamo colpevoli d’aver violato la “sua” acqua, siamo nudi come vermi e i vestitini sono lontani.

Ad un tratto sorride, sembra che gli sia passato lo sdegno di prima.

Con una vocetta gentile si avvicina a me :-Quanti anni hai, ricciolina?-

 Piena d’imbarazzo non rispondo. Mi tocca i capelli bagnati, li solleva e dice fissandomi :-Però questi bei ricciolini neri nascondono due splendidi occhietti verdi!

Io mi allontano un po’ e mi rifugio nel gruppo, ma lui si avvicina sempre di più a me, mi attrae con forza.

Ora mi accarezza il viso, avvicinando il suo al mio. Cerca di baciarmi, ma io mi giro dall’altra parte.

Chissà come mai all’improvviso è diventato così buono e gentile ?

E come mai guarda solo me? Non capisco.

Gli altri sono perplessi e non sanno che fare.

Ma ora mi prende per un braccio e mi allontana dai miei amici. Mi trascina violentemente sotto un albero. Qui inizia ad  abbracciarmi  con entrambe le braccia e si struscia confusamente contro di me, è rosso in viso, mi guarda con passione e sussurra :-Ma che belle tettine!-

Cerca di gettarmi per terra, ma io resisto.

Non so cosa voglia farmi, ma comincio ad avere paura, così mi divincolo con tutte le forze perché mi dà fastidio sentirmi intrappolata, prigioniera di qualcuno.

Quando allenta la stretta, staccando un braccio dal mio fianco per toccare le ” tettine”,  ne approfitto e con uno strattone mi libero e corro dagli altri. 

In quel momento mio fratello Fausto grida : – Prendiamo i vestiti e corriamo a casa! –

Veloci come il vento raccogliamo i nostri straccetti e …via! Non ho capito che cosa volesse da me e che cosa c’entrasse il suo strano comportamento con la violazione della “sua” acqua.

Dietro il pollaio ci fermiamo ad indossarli, poi come niente fosse ci presentiamo in casa, mangiando delle prugne. I nostri genitori si stanno giusto alzando. Noi fingiamo la solita allegria.

Come d’accordo, tutti muti e zitti riguardo a ciò che è appena accaduto, nessuno saprà mai niente dei nostri segreti, altrimenti…addio libertà futura!

Nel tardo pomeriggio in cortile, mentre stiamo giocherellando con i gattini su un mucchio d’erba falciata, arriva il “dugarolo”.

Un tuffo al cuore, guardiamo da un’altra parte dalla paura che sia venuto a dare la multa al papà per colpa nostra.

Invece chiede ed ottiene dal papà i soldi per le quattro ore d’irrigazione dei campi.

Getta le monete nella sua piccola borsa nera attaccata al manubrio, poi si allontana velocemente a testa bassa, come se avesse fretta.

Io non capisco i rapidi mutamenti di quest’uomo, ora mi fa quasi pena, a testa bassa sembra un cane bastonato, ma mi fa anche schifo :– Chissà come mai è diventato quasi matto poco fa? E poi io non mi ero mai accorta di avere le tettine! D’ora in poi dovrò stare più attenta…-

Comunque, povero ” dugarolo”, non è finita qui :  faremo altri bagni, gare di pesca e mille giochi divertenti con la “tua”acqua del canale di bonifica!

Perchè l’acqua non è ” tua”. E’ un bene prezioso ed è di tutti.

Adalgisa Pini