L’Energia è dentro di te

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Nella grande sala d’aspetto di un ospedale romano, una giovane donna dagli occhi tristi, mi racconta di essere rimasta sola, abbandonata da quella persona da cui  credeva di essere amata,  e  da cui si sarebbe aspettata che avrebbe rallentato la sua corsa affannosa per rivolgerle  lo sguardo,   tenderle  la mano  e invece, non solo, non è stata capace di trovare neppure una parola di conforto,  si è prima persa dentro a  silenzi assordanti  e  poi è fuggita via. 
Ripenso a Stefania, in fila con me per un’ecografia, ha 48 anni, è un avvocato, ha il  capo coperto da un foulard colorato, il volto nascosto dalla mascherina che la fa respirare con affanno, i suoi occhi scuri già mi parlano e mi mostrano tutta la tristezza del suo spirito guerriero ferito, non è stata ancora operata e sta già facendo la chemio per ridurre il suo tumore. Mi racconta del suo compagno scappato quasi subito. Non ha retto poverino e  per questo l’ha lasciata sola con un bimbo di 6 anni , che quando la vede triste e dolorante, dopo la terapia, corre sul letto per  abbracciarla e la invita a sorridere toccandole le labbra e spingendone i bordi verso l’alto, con i suoi due piccoli indici. 
Nelle sale d’aspetto è così che accade, il tempo di qualche battuta e  si diventa sorelle.   
Il cancro non è una malattia contagiosa eppure crea il panico intorno.
Certo una persona che si scopre malata può non essere di ottima compagnia, diventa un soggetto poco interessante per chi desidera il trastullo, a tratti persino noioso, si perde spesso in cupi pensieri,  non sopporta  il pettegolezzo, si concentra troppo sul numero di capelli che gli  sono rimasti sulla testa, sulle possibilità che ha di guarire e di veder crescere i suoi figli.  
Si contano sulle dita di una mano, e sono quasi tutte persone che magari ci sono già passate, quelle che  riescono  davvero a comprendere la  bomba che scoppia nella vita di una persona che sta  male, cosa  accade veramente, cosa si è costretti a subire e quanto è dura quella salita . 
Mica tutti sono capaci di stringerti in un abbraccio, quando ancora si poteva fare, e di chiederti magari: “ Come stai?  Hai bisogno di qualcosa? Vedrai  passerà e ti resterà solo un brutto ricordo… “
La parola “ cancro”, spesso paralizza o mette in fuga e la vita allora ti mette a dura prova, ti insegna che dopo tanta gioia e tanti sorrisi, la rotta può all’ improvviso cambiare. La situazione che si è venuta a creare con il Covid,  ha reso le  persone ancora più fragili,  in tanti, col borsone in mano, hanno dovuto trovare la forza per varcare da soli i cancelli degli ospedali, per affrontare le cure e si sono ritenute anche fortunate di poterlo ancora fare e salvarsi in questo modo la vita.   
Quale occasione migliore  per far sentire il proprio calore ed affetto anche solo con un semplice messaggio? 
Certo bisogna  dire che al giorno d’oggi le persone  sono davvero troppo  impegnate a  scattare le foto con i loro smartphones, a cambiare  i profili ,  a pubblicare le loro storie,  a fare i “tuttologi” sui social,  sbagliando spesso i congiuntivi, a chattare del nulla, a  fare  gli happy hours per mostrare al mondo le loro belle copie.  
Davvero  troppi gli impegni  per riuscire a rivolgere anche solo un pensiero  sincero a chi  invece   sta vomitando   la bile,  provando a rialzarsi  e  a   ricomporre i suoi pezzi.  
Certo è molto più facile rimanere fermi a giocare a fare gli psicologi  per hobby, a  limitarsi a dare interpretazioni quasi scientifiche, di tutti i  presunti  errati comportamenti altrui , delle non cercate malattie, sui nostri poveri e incompresi figli, che al  giorno d’oggi, ci ostiniamo a continuare a voler crescere sotto le campane di vetro . 
L’arrivo di una  malattia ti fa anche un grosso regalo, ti apre bene gli occhi su tante cose,  riesce a riempire quelle misure già mezze piene, le fa traboccare,  ti fa finalmente mettere quasi  tutti i puntini sulle i, fa cadere certi sipari  sulla totale assenza di reciprocità di buoni e sinceri sentimenti,  sugli egoismi, sugli egocentrismi, sui moderni narcisismi, sulle priorità degli altri, e sulle tue, fino quel momento e da quel momento  in poi. 
La malattia ti fa poi anche un altro regalo, ti mostra il volto vero della persona che hai accanto da una vita, quella che un giorno ti ha detto “PER SEMPRE” e non intendeva “ fin quando dura”;  ti mostra  quanto fortunata sei,  lo capisci da come ha saputo stringerti,  piangere insieme a te e poi asciugarti le lacrime e trasmetterti l’energia giusta  per prendere una rincorsa e affrontare la prima vera  salita dopo tante pianure. L’energia giusta, quella che è già dentro di te e bisogna solo rintracciare, quella che serve per  affrontare le cure e allo stesso tempo ricominciare a vivere, a sognare  e a sperare di continuare a farlo ancora per molti anni,  per godere ancora di tutto quello che insieme si è costruito  con amore.  
Di quella promessa che vi eravate scambiati tanto tempo fa, avevi conosciuto  solo la prima delle due parole  e ora hai scoperto anche  il senso dell’altra,  quella che sinora sembrava così lontana  tanto da  non appartenerti, e invece era lì  pronta ad aspettarti, dietro un angolo buio.  
Quella  parola ora ti fa paura e  ti  fa anche  immediatamente  comprendere,  quanto grande e immenso sia il dono della “ salute”. 
E’ quella stessa persona che quando guarda la sua squadra del cuore alla TV,  parte per un altro pianeta e non sente più la tua voce, quella che ignora il percorso che seguono i rifiuti in una casa,  quella che non immagina che oggi la sua piccola  deve imparare la storia di Alessandro Magno e della falange macedone, andare a catechismo, e che il grande ha piscina; quella che  deve necessariamente  fare una cosa per volta, perché è nella sua natura,  mentre tu ne devi portare avanti almeno quattro insieme,  per riuscire a trovarti, però, in cambio, è stata il tuo faro  durante questa brutta tempesta , ti ha stretto la mano e  non ti ha lasciata sola nemmeno per un attimo. 

Ti chiedi allora perché  la vita doveva riservare proprio a noi una prova così difficile e quante ancora ne dovremo affrontare?  
Noi, che non abbiamo mai smesso di prenderci cura l’uno dell’altro, di nutrire il nostro amore con i nostri sorrisi quotidiani, di vivere ogni nuovo giorno come un dono. 
Noi, che abbiamo tenuta sempre accesa la fiamma dell’amore sulla nostra vita,  senza mai farci travolgere dall’abitudine,. 
Noi, che abbiamo saputo vedere  la luce di  Dio nello sguardo dei nostri figli, che abbiamo vissuto per loro, amandoli ogni giorno come il regalo più prezioso e  ricavando dai loro stessi respiri,  l’essenza pura della nostra  esistenza.  
Qualcuno ha scritto che le perle preziose nascono per guarire le ferite più dolorose ed é forse anche  per questo, che occorre ritrovare le proprie energie guardando dentro se stessi.
Basta fermarsi  solo un attimo per rivedere ogni istante della nostra vita scorrere come in un film,  tutto ciò che  abbiamo costruito insieme, i nostri sacrifici, i nostri sogni,  la nostra casa, il nostro lavoro, le nostre vacanze,  noi sempre fianco a  fianco, a sostenerci a vicenda,  l’uno a proteggere l’altro, proprio come Thor con Sif, la principessa dai lunghi capelli della mitologia nordica. 
La scrittura  è  diventata per me uno strumento prezioso, perché quando si soffre, scrivere  permette di mettere nero su bianco i propri pensieri,  il proprio dolore, consente di  donare una forma  nuova alle  ferite più profonde,  quelle invisibili agli occhi,  permette di tirarle fuori dal proprio cuore, ed è questo il primo necessario  passo per riuscire a guarirle, devo anche ad essa se in questi mesi così bui,  sono riuscita, un passo per volta, a  ritrovare l’energia giusta  per rileggere la mia vita, guardare al passato e pensare al futuro,  affrontare la malattia, come un torero  nell’arena.  
Perché la paura la conosciamo bene,  è già dentro di noi   pronta ad assalirci, e a farci perdere la lucidità, ma il coraggio no,  quello bisogna cercarlo in fondo al cuore, trovarlo, impararlo,  farselo amico, per poter imparare ad emozionarsi di nuovo. 

Beatrice Coia

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