La formichina

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La rugiada mattutina smorza il caldo estivo e la formichina, dopo essersi lavata il viso, è ansiosa di uscire dalla propria foglia.
Apre gli occhi e il suo mondo si tinge di tanti colori, non ultimo il limpido azzurro del cielo, al quale si rivolge e affida la speranza di un nuovo giorno.
Cullata dal fruscio dell’erba, la formichina decide di incamminarsi e scendere fino al suolo. Il passo è veloce, come la curiosità della vita e di un nuovo colore che, ora, trova davanti a sé. Il terreno è strano, dal morbido marrone si passa a un grigio scuro uniforme, a perdita d’occhio, interrotto solo da strani esseri veloci che lo percorrono, in una processione infinita.
Lo sguardo, però, va oltre e riesce a vedere altre piante e altri mondi al di là della lingua grigia. D’altra parte, lei non ha mai visto un terreno così strano, come minimo deve toccarlo e provare la sensazione del nuovo. Si avvicina, lo osserva, sembrano tanti piccoli sassi incastrati in una lastra dura e scura. A destra e sinistra non ne vede la fine, ma la formichina non è spaventata: in lontananza, di fronte a lei, c’è erba, alberi, … pazienza se impiegherà tempo per attraversarla.
Si incammina con fiducia.
Ecco che, subito, sente un gran calore sotto ai suoi passi: “che terreno strano” – non può fare a meno di pensare – ma l’estate è intensa, e non è una cosa nuova sentire sassi bollenti al di sotto delle zampette. Non fa niente, il calore è intenso ma alla fine del viaggio ci sarà un mondo verde da scoprire, ne sente già i profumi e la promessa di vita.
Il tempo cammina con lei, le passano sopra strani esseri veloci che percorrono quella strana striscia grigia nella propria lunghezza. Non sente nulla, non fa nemmeno in tempo a vedere di passare oltre senza conseguenze, protetta dalle piccole asperità di quello strano percorso.
Il rumore è assordante ma il caldo lo è di più. I passi si fanno sempre più pesanti e il tempo prosegue senza che la formichina riesca a raggiungere l’altra parte della strada. «Quanto avrà percorso? – si chiede – Metà tragitto? Un quarto?»
Non riesce nemmeno a capire visto che il bordo successivo non si sposta dal suo orizzonte. Eppure vede di fronte a sé la promessa di una nuova vita, non può essere un sogno, così come non lo è il chiasso prodotto dal continuo viavai di quegli strani esseri che le sfrecciano al di sopra.
La formichina rallenta, si gira. Il grigio ora non ha confini, davanti e dietro: indietro non si torna e la meta è lontana, come al primo passo. Il sole cocente fermenta sull’asfalto e la formichina, intrappolata dal calore eccessivo, non riesce più a pensare alla propria foglia, lontana e persa in un passato che non tornerà.
Si ferma, il caldo è opprimente. Le mancano le forze, al sole si sente svenire e non ha più la forza di aprire gli occhi. L’ultima immagine è il verde lontano, che ha ancora voglia di raggiungere.
Le macchine passano oltre, non sanno dell’esistenza di una formica vinta dal sole estivo, che ha chiuso gli occhi.
Per sempre.
Forse non saranno i problemi dei grandi a condizionare i piccoli. Ma la vita può essere dura anche con loro, senza saperlo.

Gimi

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