La città degli aquiloni

3.3
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Se cercate un luogo dove tutto è possibile, quello è il quadrante nord-est della provincia romana.

Si narra che un tempo, prima dell’invenzione dell’elettricità (sarebbe meglio dire prima della sua scoperta e della capacità dell’uomo di dominarla), gli abitanti di un villaggio alle pendici dei monti cornicolani, chiamato Aquilonia, già facessero uso di strumenti alimentati da una sorta di energia elettrica. Non era tale e quale a come la conosciamo noi, almeno per quanto riguarda la modalità di produzione e i rischi connessi al contatto diretto con l’essere umano.

Nel villaggio di Aquilonia si lavorava per vivere, non si viveva per lavorare, ed ogni abitante aveva il suo bel da fare nel produrre la propria porzione di energia, necessaria a garantire il sostentamento della comunità. Persino i bambini in fasce, e i vecchi più decrepiti, riuscivano a dare il loro contributo. Ma la parte della popolazione più attiva era quella dei bambini e dei ragazzi che sapevano correre, saltare, arrampicarsi e rotolare.  E coloro che non riuscivano a muoversi a causa di impedimenti legati alla condizione di salute? Beh tempo al tempo, ci arriveremo.

Il capo villaggio indossava un costume fatto di piume di aquila – si raccoglievano quelle cadute spontaneamente; per raccoglierne in numero sufficiente da farne un mantello erano necessari anni e, per questa ragione, si trattava di un indumento preziosissimo, più dell’oro; ad Aquilonia, come si può ben intuire, non si andava a caccia di aquile, erano animali considerati sacri-  e portava un copricapo con due corni da rinoceronte scolpiti in pietra acquatica (la chiamavano traverRino o meglio roccia del rinoceronte) molto pesante da indossare. Il prescelto era il più forte ed il più saggio e spesso, non a caso, veniva eletta una donna, che restava in carica per due giri completi di Terra attorno al Sole; il nome che, per convenzione, gli veniva attribuito era Guido, Guida se si trattava di una donna.

Venne il tempo che a tenere la somma responsabilità di capo villaggio fu Guida, figlia di Aquilonte, la quale, nel suo discorso di insediamento, che ogni capo teneva in occasione del passaggio di consegne, aveva detto chiaramente: “ognuno contribuirà per ciò che gli sarà possibile e riceverà l’energia di cui ha bisogno. In una scala da zero a dieci, i bambini e i ragazzi che sanno correre, saltare, arrampicarsi e rotolare producono energia per nove, così come i neonati e gli anziani, le donne incinte produrranno energia per un valore massimo di 1, dal momento che sommandosi al nascituro daranno 10, tutti gli altri adulti in misura appropriata per capacità e possibilità. Mi auguro che nessuno si tiri mai indietro, è un dovere morale oltre che un onore, contribuire al benessere del villaggio e dell’intera comunità”.

Intervenne un astante il quale, mescolatosi alla folla festante, aveva raggiunto la prima fila dei cerchi concentrici che attorniavano il pulpito circolare dal quale parlava Guida: “E se uno si rifiutasse di contribuire? Se qualcuno non avesse voglia, tempo, interesse?”

“Beh, quel qualcuno, non potrebbe attingere alle fonti di energia e dovrebbe provvedere da solo al proprio sostentamento.”

Gli abitanti di Aquilonia furono colti per un attimo da una sensazione di smarrimento, ma subito lo sconcerto fu fugato dalla musica che, ad altissimo volume, partì dagli altoparlanti. A sua volta l’astante, che vestiva una tunica sdrucita, sandali di un cuoio nero mai visto al villaggio, e recava una bisaccia rattoppata dal contenuto ignoto, dopo essersi coperto il capo col cappuccio della tunica, se ne andò con la testa china senza aggiungere altro. Ad Aquilonia l’energia abbondava, ciascuno ne produceva per quanto gli fosse possibile, non era il momento di avere paura, quello era un giorno di festa.

Ad Aquilonia capitava che, durante la lezione, quando la maestra iniziava a spiegare, c’era sempre qualcuno distratto e con il muso lungo, ecco, questo era considerato un vero e proprio spreco di energie e, dal momento che l’energia era molto preziosa, così come lo è ancora oggi, si aveva l’abitudine di portare gli scolari all’aperto a correre, saltare, arrampicarsi e rotolare per produrre energia.

I pionieri di questa pratica, erano stati quelli dell’istituto Isacco Villanova. La loro tecnica, altamente innovativa per l’epoca, fu adottata da tutte le scuole del villaggio; c’erano la Tommaso D’Edoardo e l’Alberto Unapietra, ma la più all’avanguardia, la scuola che meglio di tutte era riuscita a sviluppare la tecnica della Isacco Villanova, era la Maria Curiosa, istituto intitolato ad una donna scienziata decisamente curiosa, sia di nome che di fatto.

Alla Maria Curiosa erano riusciti a trasformare l’energia cinetica, prodotta dallo sfregamento dei piedi sul pavimento del cortile della scuola, in energia elettrica; chi correva a piedi scalzi ne produceva di più rispetto a coloro che indossavano le scarpe, ma la cosa più sorprendente era la modalità di immagazzinaggio, o immagazzinamento che dir si voglia; grazie a questa invenzione, gli studenti della Curiosa, furono insigniti del Premio Avenir Lointain, riconoscimento nato in onore dello scienziato francese Alec Loin, inventore della prima macchina del tempo. In sostanza, ogni bambino che correva, meglio se a piedi nudi, teneva in mano un aquilone. Più correva forte, più energia veniva prodotta, più l’aquilone volava alto e più energia riusciva ad immagazzinare nelle sue ali, attraverso la conduzione nel filo tenuto in mano dal bambino. L’energometro segnava il picco più alto se il bambino o la bambina, durante la corsa con l’aquilone in mano, ridevano o cantavano a squarciagola.

Erano tempi luminosi.

Vennero tempi bui.

Ci fu un tempo, nei due giri di Terra attorno al Sole nei quali Guida figlia di Aquilonte fu capo villaggio, durante il quale, in maniera decisamente inconsueta per la stagione, a partire dal primo pomeriggio, violenti temporali si abbatterono ripetutamente sul territorio di Corniculum. Questa grande terra comprendeva tre vette completamente ricoperte di foreste, dalle quali scendevano numerosi fiumi che, in tempi di stagione secca diventavano freschi ruscelli nei quali potersi bagnare, mentre, durante la stagione delle piogge, inondavano i canali costruiti per l’irrigazione dei campi, perlopiù piantumati a girasoli, base dell’economia aquiloniana, insieme alla produzione di energia.

Le piogge furono sovrabbondanti ma, la cosa che iniziò a preoccupare Guida, fu la continua caduta di lampi con conseguente scarica di elettricità, estremamente pericolosa per la vita ma anche per tutte le attrezzature che venivano utilizzate per i mestieri, le quali erano costruite per essere alimentate da un’energia meno potente ma ugualmente efficace, l’energia prodotta ad Aquilonia, l’energia immagazzinata negli aquiloni.

Gli abitanti ebbero paura. Guida li rassicurò, recandosi casa per casa, parlando con ciascun capofamiglia, spiegando la situazione e accarezzando ogni fanciullo.

Era necessario prendere una decisione drastica. Guida, con il dolore nel cuore e le lacrime agli occhi, stabilì che ogni abitante di Aquilonia avrebbe dovuto restare in casa, fino a quando la tempesta di lampi e fulmini non fosse finita. Dapprima ci fu sgomento, successivamente si comprese l’importanza di rispettare questa regola. Ad Aquilonia nessuno avrebbe sofferto per l’interruzione delle produzioni, dal momento che l’energia immagazzinata era tanta e tale da consentire a tutta la comunità di sopravvivere per anni.

Alcuni aquiloniani, però, iniziarono a soffrire più degli altri a causa di questa situazione.

Tutti i bambini e le bambine che sapevano correre, saltare, arrampicarsi e rotolare, in un primo momento vissero con eccitazione questa nuova condizione, d’altra parte non era mai capitato loro di stare chiusi in casa per troppe ore, figuriamoci per giorni interi; successivamente però, una generalizzata apatia iniziò a serpeggiare tra tutti i giovani che sapevano correre, saltare, arrampicarsi e rotolare.

La prima a lanciare l’allarme fu Aquila dei Dotti, madre di Lina delle Vette. Si recò da Guida e le parlò chiaramente: “Guida, con grande rispetto, devo dirti che sono molto preoccupata per Lina, mia figlia. Ormai sono settimane, da quando è rinchiusa in casa, che non canta, non ride e, a stento, spiccica parola”. Guida fu colpita, trattenne le lacrime a stento, e le promise che avrebbe parlato personalmente con Lina per convincerla a tenere duro, dal momento che i meteorologi davano per certa la fine della tempesta di fulmini nell’arco di poche settimane, tre, quattro al massimo. Guida si recò da Lina, ci parlò, la confortò, le accarezzò delicatamente le guance ricoperte di lentiggini. Lina accennò un sorriso che fece aumentare la luminescenza della lampada della sua camera (nei momenti come quello, così come durante le carestie, le grandi epidemie e altre situazioni gravi quasi come la guerra, l’erogazione dell’energia veniva ridotta al minimo necessario, per attuare un vero e proprio risparmio energetico. Così, ad esempio, le lampade di casa, come l’illuminazione stradale, avevano una luce fioca, quasi addormentata, che poteva essere intensificata solo da un surplus di produzione individuale, e quel bagliore accese un sorriso più forte nel cuore di Lina, così l’intensità della luce crebbe. Lina ebbe l’ardore di dire la sua: “Guida, grande Guida, devi sapere che non sono la sola in questo stato di tristezza, siamo in tanti, bambini e ragazzi. Guida, abbiamo bisogno di te, parla con ciascuno di loro, altrimenti rischiamo una diffusa e generalizzata apatia.” Guida accolse l’accorato appello di Lina, così fece visita a tutti i bambini ed i ragazzi di Aquilonia.

L’umore migliorò leggermente, la situazione energetica era ancora sostenibile, ma su tutto il villaggio ormai aleggiava un’aura di timore.

Gradualmente, a tutti coloro che sapevano correre, saltare, arrampicarsi e rotolare, fu concesso di uscire, ma potevano solo camminare. Potevano camminare contemporaneamente sì, ma mantenendo la dovuta distanza, affinché, nel caso un fulmine avesse colpito qualcuno, la corrente non sarebbe riuscita a propagarsi agli altri.

Tornò il mendicante incappucciato, testa ricurva, tunica sdrucita, sandali lisi e mani scorticate. Vedendo tutti quei giovani che camminavano distanziati si collocò in mezzo a loro, nello spazio vacante, e gridò: “Fermi, ascoltate, aprite gli occhi!” Tutti coloro che erano in movimento si bloccarono di colpo e rivolsero lo sguardo al mendicante. In mezzo a loro c’era Lina, che ebbe il coraggio di chiedere: “Chi sei? Da dove vieni? Cosa vuoi da noi aquiloniani?” Il mendicante rispose prontamente: “Sono Falco dei Boschi, sono qui per salvarvi, vi libererò” “Non abbiamo bisogno di te” continuò Lina “c’è Guida a proteggerci!” “Ah, Guida, colei che vi sta tenendo chiusi in casa da settimane! Ma non capite, non vogliono farvi uscire, non vogliono che ridiate e che cantiate, ed intanto tengono per sé tutta l’energia” “Tu vaneggi” rispose fermamente Gino dei Monti, il migliore amico di Lina “Ah sì, e allora provate ad andare nelle case di coloro che non sanno correre, saltare, arrampicarsi e rotolare, e vedrete come vivono nella luce, con grandi lampadari accesi, acqua riscaldata, cucine sempre accese”, detonò la denuncia di Falco dei Boschi. Il dubbio iniziò a serpeggiare tra coloro che ascoltavano, Lina e Gino provarono a trattenerli, ma tutti coloro che sapevano correre, saltare, arrampicarsi e rotolare si affrettarono a cercare le abitazioni di coloro che erano costretti sulle sedie a rotelle. Falco aveva ragione, quelle case erano calde e luminose.

Urla di rabbia, grida di dolore, parole di accusa, partirono in maniera incontrollata ed invasero tutte le vie del villaggio. L’energometro iniziò a segnalare un calo vertiginoso delle riserve elettriche. L’allarme arrivò a Guida, sorpresa nel sonno dall’urlo sguaiato della sirena.

Guida, figlia di Aquilonte, raggiunse in fretta la piazza centrale del villaggio circolare. Sapeva che avrebbe dovuto urlare per essere ascoltata, questo avrebbe comportato un ulteriore dispendio di energia. Dovette correre il rischio, non aveva alternative, urlare e consumare energia o tacere e lasciare che i ragazzi causassero l’erosione delle riserve.

Salì sul pulpito circolare ed iniziò ad urlare. Lina e Gino la raggiunsero, Guida urlò più forte che poté “Aquiloniani, raggiungete la piazza, vi parlerò in modo definitivo!”. Fu Falco a guidarli. Non si disposero in cerchio per ascoltare, si misero in fila dietro a Falco. “Parla con me, se sei così sicura di poter essere definitiva!” urlò Falco con un ghigno in volto. “Parlerò con te, ma solo affinché tutti ascoltino. Aquiloniani, non è come credete, le persone, i ragazzi, i bambini che non possono correre, saltare, arrampicarsi e rotolare, non ricevono più energia di quanta ne riceviate voi, tutt’altro, non è come credete, vi dico.” “Abbiamo visto le loro case, sono luminose e calde” disse Pino delle Querce “le loro cucine sono sempre accese” continuò sua sorella Zita.” Una piccola lacrima di rabbia scese dall’occhio sinistro di Guida. Non se l’asciugò, lasciò che scendesse, salata e bruciante, fino a bagnarle le labbra. “Pino, Zita…Lina, Gino, ragazze, ragazzi, bambini, bambine” continuò Guida “coloro che non sanno correre, saltare, arrampicarsi e rotolare, grazie alle ruote delle loro sedie, riescono a produrre tutta l’energia di cui ha bisogno il villaggio. Esiste un sistema di immagazzinamento, realizzato dalla scuola Maria Curiosa, che consente di conservare tutta l’energia che loro producono. È per questo che le loro case sono più luminose e calde delle vostre. Non stanno abusando, loro ci stanno salvando. I meteorologi ci hanno assicurato che tra due settimane la pioggia di fulmini terminerà, dal quel momento torneremo alle nostre vite, torneremo a correre, saltare, arrampicarci, rotolare e, soprattutto, a cantare”.

I ragazzi di Aquilonia, ad uno ad uno iniziarono a rompere la fila che si snodava alle spalle di Falco; arrivarono Edi e Medi i gemelli de la Sierra, figli di immigrati provenienti dalla Terra d’Argento, li seguirono Samu e Dani, cugini di Lina delle Vette, poi Giodi, Lars e Mino, figli di San Cervo. Poco a poco la fila divenne una spirale di cerchi concentrici, disposti attorno al pulpito circolare, leggermente rialzato, dal quale parlava Guida. Qualche sorriso, degli sguardi luminosi, un lieve accordo di tre note. Sempre quelle tre. Re, Sol, Do. Un canto armonioso, come una scossa sottile, iniziò a collegare tutti i ragazzi. Guida pianse, di gioia. La lancetta dell’energometro iniziò a virare verso il quadrante di sicurezza, e Falco dei Boschi si allontanò con il capo curvo, incappucciato, senza aggiungere altro.

Allo scadere delle due settimane dal giorno in cui la fila divenne una spirale, gradualmente il cielo iniziò a rischiararsi, anche di pomeriggio, le piogge di fulmini non si ripeterono più, gli aquiloniani poterono tornare alle loro abitudini. Le madri con i neonati iniziarono a tornare in strada, i vecchi decrepiti a passeggiare con l’ausilio dei carrelli treppiedi, i bambini le bambine, i ragazzi e le ragazze, che sapevano correre, saltare, arrampicarsi e rotolare, tornarono a far volare i loro aquiloni cantando e ridendo a squarciagola.

E coloro che non potevano correre, saltare, arrampicarsi e rotolare? Beh costoro erano stati accusati ingiustamente di ricevere più di quanto producessero, in realtà riuscirono, grazie alla loro particolare forza, un vero e proprio superpotere, che li rendeva speciali, a tenere unita la comunità di Aquilonia che di solito produceva da sé tutta l’energia ma, nel momento dell’emergenza, trovò la forza in coloro che apparentemente ne avevano di meno.

E Guida?

Guida, fu provata così tanto da quella dolorosa esperienza che decise di non ricandidarsi per il ruolo di capo villaggio. Gli aquiloniani la pregarono, la implorarono, vedevano in lei il punto di riferimento attorno al quale poter rinsaldare la loro comunità. Guida non ne voleva sapere e nell’ultimo giorno, prima che fosse compiuto il secondo giro della Terra attorno al Sole da quando era stata eletta, riunì tutti gli aquiloniani, radunati a spirale, attorno al pulpito, leggermente rialzato, al centro della piazza circolare.

Una lacrima dolce scese dal suo occhio sinistro, non l’asciugò, lasciò che le bagnasse le labbra rosse e lucide, e commossa attaccò: “Aquiloniani, vi ringrazio per l’affetto che mi avete dimostrato in questi due giri della Terra attorno al Sole, vi ringrazio per non aver ceduto alle lusinghe di una soluzione facile e spietata, vi ringrazio per aver riconosciuto l’importanza ed il valore delle abilità speciali di tutti noi aquiloniani. Confermo che non mi ricandiderò, ho bisogno come tanti di voi di tornare a correre, saltare, arrampicarmi e rotolare. Ho bisogno di cantare, di parlare, ridere e scherzare, insieme ai miei amici che non possono muoversi. Tornerò a vivere da aquiloniana come voi, e penso che il ruolo di capo villaggio debba essere assunto da una persona più giovane di me. C’è tra di voi una ragazza che si è distinta, durante la stagione dei fulmini, per aver resistito e creduto nella forza della nostra comunità. Si tratta di Lina delle Vette, che propongo come nuova Guida.”

Gli aquiloniani accolsero con un boato la proposta di Guida, ed elessero Lina per acclamazione popolare. La vecchia Guida, che aveva ben 25 anni, tornò alla sua vita, lei era Lena figlia di Aquilonte, mentre Lina delle Vette da quel momento fu la nuova Guida.

Guida prese la parola, emozionata, 18 anni, le lentiggini sul viso e le vertigini alla testa: “Ho paura, ma non cederò ad essa. Aquiloniani vi ringrazio, per me sarà un onore servire la nostra comunità. Da domani cominceranno i due giri della Terra attorno al Sole durante i quali sarò capo villaggio, ma già oggi voglio chiedervi un voto sulla mia prima proposta. Abbiamo vissuto la più grande crisi dalla fondazione del nostro villaggio, ne siamo usciti assieme, unendo le energie delle persone speciali con quelle delle persone creative però, soprattutto, siamo stati guidati dal più grande capo villaggio della nostra storia. Vorrei che voi, insieme a me, votaste in modo unanime Lena figlia di Aquilonte come capo villaggio onorario.”

La folla urlò, applaudì, cantò.

Lena figlia di Aquilonte tornò a correre, saltare, arrampicarsi e rotolare, come tutti coloro che potevano, nel villaggio di Aquilonia.

Paolo Tirabassi

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