La cassapanca dell’energia

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C’era una volta, in una soffitta polverosa, una cassapanca blu. Un chiavistello molto antico custodiva i suoi segreti. “Cosa ci sarà mai di interno della cassapanca?” – si chiedeva Antonella, una ragazza solare ed estremamente curiosa. Da quel giorno di gennaio in cui aveva scoperto, quasi per caso, durante un sopralluogo nella soffitta della nonna quella cassapanca del colore del mare, la giovane donna non riusciva più a distogliere i suoi pensieri da quello strano baule. Decisa venire a capo di quell’arcano, la ragazza prese coraggio a due mani si recò in soffitta. Antonella aveva con lei alcune chiavi ritrovate a casa della nonna ed era sicura che una di queste avrebbe aperto la cassapanca. Provò ad infilare nella toppa la prima ma ahimè non era quella giusta. Tentò con la seconda ma nemmeno quella prometteva di aprire la serratura. Le restava un’unica chiave, la più piccola ed insignificante. Antonella chiuse gli occhi ed esclamò: “Ora o mai più!” Girò la chiave con tutta la sua forza e, come per incanto, il forziere si aprì. Non poteva credere ai suoi occhi. La cassapanca custodiva una raccolta di scatti in bianco e nero. “Saranno dei primi del novecento” – disse ad alta voce la fanciulla esternando così i suoi pensieri. Tra le tante foto c’era un’immagine che catturò immediatamente la sua attenzione: era una fotografia di un mulino ad acqua. Ritraeva una ruota pronta a girare ed un ruscello proprio adiacente alla vetusta costruzione. Fu un attimo. Una forza improvvisa risucchiò Antonella in quel luogo. La ragazza socchiuse gli occhi. Li riaprì subito. In quell’attimo la giovinetta individuò chiaramente il rumore di una cascata. Si girò e notò che proprio alle sue spalle un rivolo scendeva tra le rocce. Quel fiumiciattolo scorreva in modo sempre più impetuoso man mano che il suolo diveniva più ripido. La curiosa ragazza seguì con lo sguardo lo scorrere dell’acqua e fu colta da un immenso stupore quando si accorse che proprio lì c’era il mulino che aveva visto poco prima in foto. “Cosa stava accadendo?” – si domandò stupita. Fu allora che decisa a risolvere il dilemma si voltò verso un viottolo di campagna e cominciò a camminare. In pochissimo tempo arrivò al mulino ed entrò all’interno della costruzione. Aprì la porticina e vide una scala di legno. Salì in cima e le sembrò di trovarsi all’interno dell’ingranaggio di un orologio. Osservò le ruote dentate ed un macchinario che non aveva mai visto prima, alimentato dallo scorrere dell’acqua. Si trovava di fronte ad uno dei primi motori energetici che, dalla notte dei tempi, era servito a trasformare la corrente creata dall’acqua in energia. Affascinata dalla scoperta, Antonella era decisa a comprendere, attraverso l’osservazione di questo manufatto al lei sconosciuto, il funzionamento del mulino. Si ricordò di aver letto qualcosa a riguardo e nella sua memoria riecheggiarono le parole di un libro secondo cui “l’acqua era stata imbrigliata per muovere utensili o macchinari fin dall’epoca più remota”. In quel momento, per quello strano scherzo del destino, il mulino era davanti a lei. Osservò l’asse di rotazione della ruota, quindi si accorse della presenza delle pale e delle corone fino alle cassette che servivano a raccogliere l’acqua. Vide la paratoia, la canaletta ed il canale di scarico. Aveva compreso il funzionamento del mulino ed era felicissima. Inaspettatamente un rumore la fece sbandare. Cos’era accaduto? Un gattino aveva urtato un’asse di legno e l’aveva riportata la realtà. Antonella si stropicciò gli occhi. Non era più all’interno del mulino ma si trovava distesa per terra nella soffitta della nonna. Aveva sognato? Era stata una delle sue solite fantasticherie? Chissà… Tra le sue mani c’era ancora la foto di quel mulino e nel suo cuore, che batteva all’impazzata, l’energia che quell’antico manufatto le aveva regalato.

Lara Adinolfi

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