Laura Filoni

Immersione

In un momento particolarmente difficile della mia vita salpai per mete ignote, sola, con un orizzonte tempestoso e incerto innanzi a me. Navigavo e navigavo, ma niente risvegliava emozioni.

Mi tuffavo in acque profonde e desideravo solo annullare ogni rumore, ogni ricordo, ogni immagine, in quel nero immenso e pacifico che però non mi inghiottiva.

Durante una immersione, poi, lo intravidi. Un tesoro sommerso nel silenzio.

Il tempo di uscire in superficie e non c’era già più. Scomparso nelle acque scure. Nascosto da uno scoglio. Dalla sabbia. Da un relitto. Niente. Non si vedeva più…

Ma il solo averlo intravisto aveva acceso in me il desiderio. Forse alla fine c’era ancora qualcosa che aveva senso . Forse esisteva qualcosa per me che non fosse apatia, che non fosse grigiore, che non fosse dolore. Qualcosa che poteva restituirmi agli affetti . Alla mia vita di un tempo. A chi credeva in me e che aveva bisogno di me.

Ripromisi a me stessa che lo avrei trovato. Non era certa l’impresa. Anzi. Ma la speranza anche infinitesimale mi animava con una forza rinvigorente , insospettabile, sopita dentro il mio essere, ma evidentemente non ancora perduta.

Mi gettai ogni giorno nelle acque dell’abisso senza muta , senza armi, senza ossigeno, in una apnea devastante e pericolosa.

L’acqua fredda mi attanagliava ma io resistevo e continuavo a cercare di raggiungerlo. Sirene e pesci dai mille colori volevano distrarmi dalla mia missione ma io non persi mai la strada.

A volte il buio era così spaventoso, intriso di solitudine, che smarrivo la lucidità. Ma quando il sole sfiorava le conchiglie sul fondo, esse mi indicavano la via e il tesoro mi sembrava più vicino.

E nuovamente tempeste. E ancora predatori e reti e trappole di pescatori ad allontanarmi dalla mia meta.

Il rumore fuori dall’acqua era sempre assordante , stancante. Solo sott’acqua riuscivo a trovare il silenzio, la tranquillità, il confronto con me stessa , la forza per continuare e la mia vera dimensione.

Bracciata dopo bracciata, con il sale che corrodeva la mia pelle, con le correnti marine che mi sbattevano impietose e mi ricacciavano in superficie, riuscivo non so come a conservare, forte, la lucidità per raggiungere il mio obiettivo.

Quell’obiettivo era la mia salvezza. Era l’unica cosa che gridava in quel silenzio immenso.

All’improvviso nello spazio blu senza fine su di un fondo sabbioso color oro scorsi quello che tanto cercavo: il forziere .

Era come lo avevo intuito. E ora era lì per me . Potevo quasi toccarlo.

No. Non ancora.

Ero incredula. Avevo raggiunto il mio miraggio. Il forziere era vissuto ma non sciupato. Attaccato dal tempo ma non invecchiato. Isolato, colpito, ma sempre forte e integro nella sua bellezza.

Ero sfinita. Sapevo che quel lungo viaggio era solo all’inizio. Mi abbandonai sulla sabbia dorata accanto al forziere. Pensavo. Ora il buio mi sperde. Come faccio a respirare ancora ? Sentii che la vita se ne poteva andare da un momento all’altro. Ero inerme accanto al grande baule.

Esposi inconsciamente la mia anima nuda: e il forziere si aprì.

Su quel fondo marino nel silenzio assoluto e notturno, in un attimo imprescindibile, dentro un universo isolato dal mondo, vidi uscire perle, gemme di rara bellezza, ori, profumi, diademi , scettri di re, e scintillii che non avrei mai potuto immaginare.

Con l’ultimo sospiro raccolsi quella forza e quelle meraviglie e me ne feci pinne preziose per lasciare quei fondali. Un minuto, un’ora , un anno…non so quanto impiegai a risalire.

Le lacrime, la solitudine e la paura , le delusioni, le rinunce, si sciolsero come sale nelle onde e rinacqui da quella increspata spuma emergendo all’aria nuova. Ai colori. Alla musica. Alla vita.

Laura Filoni