I pupazzetti di Sofia

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Anna aveva l’abitudine di dipingere nel tardo pomeriggio dopo aver sbrigato le faccende di casa e preparato la cena. Si recava nella soffitta del casolare di campagna dove abitava, che aveva attrezzato a piccolo laboratorio, e lì si dilettava nell’hobby cui riservava i pochi attimi che le restavano liberi dopo un’intensa giornata dedicata alla famiglia e alla casa.

L’ambiente era piccolo ma ben illuminato da grandi finestre che percorrevano il lato più lungo del solaio; il panorama che se ne poteva godere restituiva agli occhi un senso di pace e benessere. Aveva posto il cavalletto in modo tale che la luce del crepuscolo che filtrava dai vetri, illuminasse bene la tela su cui era impegnata. Lì accanto, aveva sistemato una vecchia credenza su cui raccoglieva i colori, le tempere, i pennelli e quant’altro le servisse per la pittura. In quel piccolo sottotetto, liberava la sua creatività.

Amava dipingere nature morte e paesaggi bucolici. Tali espressioni artistiche erano talmente vicine alla realtà che qualche amico le aveva persino scambiate per delle stampe fotografiche. I colori che riusciva a creare si avvicinavano talmente tanto a quelli reali che quasi pareva di poter cogliere un frutto, un filo d’erba, una fronda d’albero oppure l’acqua fresca di un ruscello.

Quando saliva in soffitta, per mezzo della malandata scaletta di legno, lasciava la porta aperta in modo da poter dare sempre uno sguardo alla figlia Sofia che intanto giocava in salotto.

Sofia non era mai parsa interessata al disegno e quelle volte che le aveva dato dei pastelli a cera e un foglio di carta, aveva solamente pasticciato un groviglio di linee in un miscuglio di colori cozzanti. Per questo preferiva che si divertisse a giocare con le sue bambole… se mai ne avesse avuto voglia, sarebbe stato senza nessuna imposizione e solo per puro gioco.

Doveva cominciare un nuovo dipinto. Prese una tela pulita e la pose sul cavalletto; non le restava che decidere il soggetto cui dedicarsi. Raccolse dal ripiano della credenza uno degli album artistici che aveva acquistato la settimana prima al negozio di belle arti e cominciò a sfogliarlo.

Mentre osservava le foto della rivista, sentì lo scalpiccio dei piccoli passi di Sofia che risalivano sulla scala. Vide sbucare la sua testolina bionda dall’ultimo gradino e udì quella sua vocina mielosa che disse “mamma non voglio giocare con le bambole… mi annoio!!!”

Anna, un po’ spazientita per l’intrusione, poggiò la rivista e invitò Sofia a sedersi accanto a lei.

“Sofy, vuoi dipingere insieme a me?” le chiese.

“Mamy, lo sai che non so disegnare” rispose sbuffando la piccola.

“Allora faremo così: io disegnerò quello che tu mi suggerirai e dopo coloreremo insieme”.

“Ok” rispose rassegnata Sofia e continuò ”cosa disegniamo?”

“Uhm… non saprei, tu che dici?” proseguì la mamma cercando di coinvolgere la bimba.

“Mamy ti ricordi dell’ultimo viaggio che abbiamo fatto con papi e abbiamo visto quei pupazzetti colorati dipinti sul muro di quella casa… in quel posto dove c’era pure quella torre che stava cadendo?”

“Quella torre non stava cadendo Sofy… è lì da tanto tempo… e quella città si chiama Pisa. Si mi ricordo dei pupazzetti. Sai… sono stati dipinti da un famoso pittore che si chiama Keith Haring. Ma ti sono piaciuti così tanto?” “Sì, si… erano tanto carini in quelle pose buffe e con quei colori così forti”

“Ok, aggiudicato! Quanti ne disegno?”

“Fanne… ” e dopo essersi presa un po’ di tempo per far di conto con le dita, aggiunse “5!”

Anna si procurò un foglio di cartoncino bianco e lo attaccò alla tela sul cavalletto con delle puntine da disegno. Poi prese la grossa scatola di cartone dove aveva riposto i pastelli a cera e scartò il nero per disegnare. Cercò di far mente locale per ricordare le sagome dei pupazzetti, quindi cominciò a tracciarne i contorni. Ricordava che avevano delle pose strane, quindi cercò di replicarli a memoria. Ne disegnò uno partendo dal centro del foglio per poi disporre gli altri in circolo.

Sofia affascinata, guardava il pastello lasciare la sua traccia.

Quando Anna ebbe finito, si rivolse alla bimba chiedendole “Ti piacciono?”

Sofia annuì scuotendo la testa agitando i suoi lunghi capelli biondi che formavano boccoli d’oro mentre la mamma continuava. “Ok! Adesso scegli uno dei pastelli della scatola e cominciamo a colorare.”

Sofia si sporse dalla sedia su cui si era seduta e fece sparire la manina all’interno della scatola avendo cura di scegliere bene il colore del pastello. Dopo qualche attimo tirò fuori il verde e mostrandolo chiese “mi aiuti?”

“Certo che sì”. Poi accompagnando le dita della figlia all’intero di una delle sagome che formavano il cerchio, aggiunse “cerchiamo di non andare fuori alla linea, ok?”

Posero attenzione nel cercare di non sbordare e quando ebbero finito, guardando il risultato allontanandosi un po’, si scambiarono un cinque.

Continuarono così in successione, colorando uno per uno gli omini. Prima l’azzurro, poi il viola, ancora il rosso e infine il giallo con cui colorarono il pupazzetto al centro del disegno.

Quando terminarono si alzarono e, scostandosi di qualche passo dal cavalletto, ammirarono quello che erano riuscite a pitturare. Certo non era un’opera d’arte ma la bimba sembrava molto soddisfatta del risultato. Anche Anna lo era. Era felice quando sua figlia era felice.

A quel punto, incuriosita dalla scelta dei colori, le chiese “Sofy… è bellissimo!!! Ma mi piacerebbe sapere perché hai scelto proprio quei colori.”

Sofia era molto plateale nelle sue manifestazioni e quindi, dopo aver sbuffato e appoggiato i pugni chiusi sui fianchi, le rispose. “oh, mamma! Davvero non ci arrivi?”. Poi dopo aver spostato una manina sotto il mento con aria di sufficienza, aggiunse “sono i colori delle emozioni, mamma!”

Anna sbigottita facendo gli occhioni ribatté “ I colori delle emozioni? Da dove è venuta fuori questa, Sofia?” La piccola strinse gli occhietti quasi a farli divenire due fessure per poi aggiungere “uffhhh… il cartone “Inside Out” che abbiamo visto al cinema. Ogni personaggio rappresentava un’emozione e ognuno era di un colore diverso.”

L’aveva colpita così tanto quel cartone che ne ricordava persino i colori, pensò Anna. Quindi continuò ad indagare “Oh, si! E ti ricordi quali erano le emozioni e i loro colori?”

Sofia fece spallucce e poi, come quando i bambini recitano una poesia che hanno appena imparato, cominciò a sciorinare “ La felicità è gialla, la tristezza è azzurra, il disgusto è verde, la rabbia è rossa e la paura è viola!”

“Ma sei veramente brava!!! Ottima memoria!!!” si complimentò la madre battendole le mani. A quel punto però volle scoprire quanto Sofia fosse in grado di continuare quel gioco, per cui la sfidò a proseguire il disegno. “Ti va di continuare? Faremo così: io disegnerò un pupazzetto e t’indicherò l’emozione che rappresenta e tu dovrai dirmi di che colore lo coloreremo”.

“Ok!” rispose la bimba facendo l’occhiolino e mostrandole il pollice su.

Anna disegnò un altro pupazzetto in uno spazio bianco del foglio e poi disse “ Questo è l’odio. Che colore scegliamo per l’odio?”

“Il nero, mamma! Il nero è il colore che mi piace di meno anzi, non mi piace per niente!”

Un altro pupazzetto comparse sul foglio. “Questa è la serenità! Colore?” chiese ancora Anna.

“Bianco! Il bianco è pulito, mamma.”

I contorni di un altro pupino si aggiunsero agli altri “ Questa è l’invidia! Colore?”

“Uhm… questo è difficile. Direi… arancione! Non so perché ma direi arancione!” fu la risposta di Sofia.

Il gioco proseguì. “Questo è l’amore! Colore?”

“Questo è facilissimo! Rosa, rosa, rosa!!! È il colore della mia cameretta!” Sofia era strabiliante! Anna era veramente stupita dalle risposte della figlia.

Intanto che si erano cimentate in quel gioco, non si erano accorte di come il tempo fosse trascorso velocemente. Era tempo di scendere in casa per apparecchiare la tavola in attesa del rientro del papà.

Anna interruppe il gioco suggerendo alla figlia “Ok. Sei stata veramente brava… ma si è fatto tardi. Andiamo di sotto ad aspettare papy?” poi dopo essersi presa un attimo per riflettere aggiunse “ dovremo dare un titolo a questo disegno… ”

La piccola si era divertita per davvero ed era dispiaciuta del fatto di dover interrompere quel siparietto con la madre ma l’arrivo del suo papà era la cosa che più aspettava in tutta la giornata.

Andrea rientrava dal lavoro sempre con una piccola sorpresa. Una caramella, una bambolina, un fumetto o un giochino. Nonostante ciò Sofia esortò la mamma “Fai un altro pupazzetto per favore?” disse giungendo le manine a mo di preghiera.

Anna la accontentò! Quindi le chiese “Colore?”

“Tutti i colori, mamma! Lo chiameremo il pupazzetto dell’arcobaleno! Penso che tutti i pupazzetti hanno un po’ tutti i colori! Una volta sono rossi, un’altra volta verdi… poi gialli, rosa, neri, bianchi… “

“Ok, ok!” la interruppe Anna. Quando la piccola cominciava a sciorinare un elenco, sembrava non prendere più fiato rischiando di andare in apnea. Poi aggiunse “questo disegno si chiamerà: i colori dell’anima!”

Sofia cominciò a battere le mani e a ridere di gusto… si fermò un attimo e disse “ Bello, mamma. Mi piace! Sì, i colori dell’anima!!!”. Poi, dopo qualche attimo, avvicinò la mano al mento e battendo con l’indice chiese “ma cos’è l’anima, mamma?”

Anna quasi si pentì delle parole che aveva scelto come titolo del disegno; come spiegare a una bambina cos’è l’anima?

Il trillo del campanello all’ingresso la salvò dall’intrigata situazione in cui si era invischiata. “È papy!!! Corriamo ad aprire!”

Sofia dimenticò immediatamente la domanda che aveva appena fatto e, senza attendere nuove spiegazioni, si fiondò per la scala.

Giunta a metà però si fermò e, voltandosi verso Anna, cinguettò “la prossima volta disegneremo tre pupazzetti: io, tu e papy. Li colorerò tutti di rosa, senza che tu mi debba aiutare!” fece una pausa e proseguì “ ti voglio bene mamma.” Poi continuò la sua discesa.

Antonio Noto

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