Gas e scintilla

4.8
(1865)

Le lettere non vanno da nessuna parte di questi tempi di internet. I nostri giorni moderni conoscono una velocità che supera quella del pensiero e ti ritrovi a fare capitomboli tra le tue emozioni e le tue parole perdendo le une e le altre come un equilibrista perde sbadatamente i birilli durante il numero. Per questo ho deciso di scriverti una lettera con penna e cancellature, una lettera che non avrà bella copia perché io non sono una bella copia neppure di me stessa.

Adesso che nel mio cammino il silenzio ha preso la parte del leone, adesso penso che è il momento giusto per dirti che la mia vita, senza di te, è stata come è stata. Nessuno è passato a lungo in questo letto perché era ingombrante il sogno della tua presenza, la tua sagoma era impressa a fuoco tra le lenzuola e nessuno è stato mai adatto ad indossare il tuo vestito.

Le mani sono ancora impazienti e cercano i tuoi capelli ricci, profumati, vorrebbero accarezzare e la tua pelle ferita dalla lametta che baciavo con il rossetto, sangue delebile, contorno sfocato di una relazione impossibile.  Tutto è ancora lì. Intatto nel mio ricordo. Con te ho litigato troppo, troppo, troppo, inutilmente. Non hai mai scelto tra le donne che amavi perché ci amavi tutt’è due. A volte una più dell’altra.

Ma io divago, come sempre, e quello che volevo dire ancora non l’ho detto. Né a te, né a me.

Eppure tutto c’entra, in un modo o in un altro. Eppure tutto è insieme. O magari sono io che sono scema e non ho mai capito niente.  Colpa della mia pesantezza estrema che conosce solo la gravità della terra. Vado giù come una foglia, un zig zag continuo, adesso ci arrivo a dirti che ti amo.

Te l’avrei detto cento volte che ti amavo, cento mila volte, ma non ho avuto mai coraggio. Non so se sai come funziona per le parole e i sentimenti. Le parole un bel giorno si perdono e da quel giorno in avanti non tornano più ma i sentimenti restano come semenza nella terra. Non è facile dire che ti amavo e così non l’ho detto. Sapessi che fuoco avevo dentro, Un’esplosione di calore che aveva la forma precisa della mia bocca, poteva passare per la voce, esplodere all’esterno: Io ti amo, parole pronte, perfette, tutte in fila, stipate nella grotta dei polmoni, pronte ad essere espulse.

Non ce l’ho fatta, quelle tre piccole parole formate da piccole lettere, sono tornate ad essere calore adatte a scaldare i giorni di gennaio, le margherite di primavera, i gerani, la sabbia d’estate.

Il tempo è un mistero per quelli come me che si ritrovano a cinquant’anni e hanno dimenticato come. Il tempo brucia vivo, io sono sospesa sulla linea impalpabile del domani, una delimitazione rischiosa che più vai avanti e più rischi di rimanere nel fuoco senza nessuna difesa, confusa tra le scintille. Scintille veloci, luci che si spengono.

Ci siamo visti e avevo 20 anni, non pensavo a niente e forse non capivo niente, avevo solo gambe e fiato per girare il mondo. Stesso treno, uno di fronte all’altro come poi siamo stati tutta la nostra vita. Mai una persona sola ma sempre uno di fronte all’altra. Un viaggio di lunghe ore che mi sono sembrate minuti. Mano nella mano per Praga, bella bella bella, non è mai stata così piena di luce come quella volta.

Tu eri promesso, legato ad un laccio di raccordo con l’antico, promesso come in un rito sacro, ma non eri promesso a me. Eri di un’altra. Avresti potuto rompere la promessa se solo dalla grotta dei miei polmoni fosse stato spinto quel fuoco che mi consumava ma non è mai successo. Un ragazzo sperduto e riccio che mi chiede se lo amo, lo chiede a me, una ragazza che coltiva solo i suoi sogni e si nutre delle sue paure. Hai lasciato il tuo nome sul letto, scolpito, dipinto, marchiato e sei andato via. Arreso davanti al mio muro di timori.

Ho spento il sole. Per te il giallo splendente del nostro rapporto è diventato il bianco velo della tua promessa e io sono diventata buia, confusa tra le sagome, nella folla degli invitati.

L’alito del tempo non l’hai sentito sui tuoi bei ricci. Sul mio volto, invece, le rughe si sono formate giorno dopo giorno: tu non le hai scelte per me. Adesso che la fede nuziale è un ricordo da tribunale, dopo anni di giochi al massacro, mi hai cercata e mi hai trovata lì dove mi avevi lasciata e io ti ho sentito dentro come fuoco, come a vent’anni. Dopo avermi amata per tutta una vita, mi hai chiesto se ti amo.

Ma io a volte non capisco, a volte mi pesa questa grandezza che mi pende sulla testa e a volte divento scema e ho tanta paura. Mi hai detto che il nostro amore durerà per sempre. Anzi è già per sempre: eravamo insieme nel medioevo e anche al tempo dei romani. Sulle piramidi. In mezzo ai dinosauri. E al momento del big bang

Tu eri il gas e io la scintilla. E boommm.

Me l’hai detto ieri e tanto tempo fa.

Me l’hai detto nei miei sogni.

Solo adesso ho capito che siamo l’uno la parte dell’altro, in questo universo.

Noi, io e te, dal big bang per sempre.

Mastrodonato Maria Anna

Vota

Il risultato finale sarà dato dalla media dei voti moltiplicata per il loro numero

Risultato parziale 4.8 / 5. 1865