Loretta Buda

Fanciullina

E’ domenica, il cielo è azzurro, un azzurro che scalpita nell’aria scanzonata della domenica. Il mio ricordo inizia dallo sguardo di quella bambina che sedeva, in un giorno d’estate, sul greto del Rio Salto vagheggiando su ciò che poteva esserci al di là della fossa, oltre le mura della Torre. Ricordo la nonna Caterina quando, negli anni 60, attraversava la Via Bellaria, con una bacinella di Moplen appoggiata sul fianco per scendere “nel re1” e lavare i panni. Ero una bimba, però mi sembrava, particolarmente strana la sua ostinazione a lavare gli indumenti nella fossa. Definire il Rio Salto fiume è azzardato, definirlo fossa è riduttivo quindi il lo chiamerò “e’ re2come viene nominato da tutti .

Fanciullina

(…) ma voi solo vedevo, amici pioppi!
Brusivano soave tentennando
lungo la sponda del mio dolce fiume.3

Le trecce scomposte, i piedi scalzi infilati nelle ciabattine di plastica e il vestito smanicato fanno l’estate: un giorno d’estate dalla nonna.

Il vestito è un po’ corto e mi sembra pure stretto, era quello della domenica che è stato declassato ad abito ordinario; è’ il giusto compromesso fra il grembiule di tutti i giorni e il vestito buono. <<Per andare dalla nonna va bene questo>> mi ha detto la mamma.

Adesso sono a San Mauro Pascoli seduta sul muretto prospiciente la strada e aspetto che arrivi la nonna con la bacinella dei panni da lavare .”. Andremo al fiume” penso io, “andasem int’ è ré”.4 precisa la nonna.

Nella casa nuova, dove vive con lo zio e la zia, ci sono due bagni piastrellati e un disimpegno nel quale è collocata una lavatrice fiammante che lei lascia usare alla zia borbottando sugli sprechi di luce elettrica; l’acqua non la conteggia perché usano quella del pozzo e, quella non si paga.

Ricordo la lunga asse da bucata bianca, lasciata vicino all’acqua e sempre pronta per l’uso. Ricordo il sapone da bucato, giallo e scivoloso, le dita compatte che ghermiscono la biancheria e le mani arrossate che la strizzano. Mi piace stare seduta sul greto del rio insieme alla nonna, che, taciturna e imbronciata, dimena i panni nell’acqua e li sbatte sull’asse.

Io la seguo per il semplice piacere di sedermi fra l’erba, di guardarmi intorno e di dispormi ad un’insolita complicità poetica.

Davanti a me ci sono i pioppi, i “tremuli pioppi del Rio Salto”, un sipario oltre al quale si erge il paesaggio sfatto e disordinato della Torre, oggi “Villa Torlonia”.

Nella Torre il silenzio era già alto,

sussurravano i pioppi del Rio Salto…”5

Guardo i pioppi, li fisso e confronto la loro presunta fragilità con l’apparente solidità dell’edificio che balugina dietro i rami tremolanti. I primi, fragili testimoni della tragedia di casa Pascoli, sono ancora lì, pronti a narrare la poesia che si perpetua nel luogo, l’imponenza dell’edificio invece si sfalda e perde memoria.

Io rimango immobile con lo sguardo fisso in avanti e il pensiero che vaga lontano; vicino è il rumore sordo dei panni percossi sul legno.

E cadenzato dalla gora viene

lo sciabordare delle lavandare ,

con tonfi spessi e lunghe cantilene”

La nonna non è il tipo da lunghe cantilene , ha i modi spicci di chi mal sopporta la soma e lavora con foga nell’illusione di liberarsi in fretta dalla fatica. Si accanisce sui panni con colpi vigorosi e rapidi, sembra voler scaricare sull’ asse le tensioni che , silenzio, dopo silenzio, si sono accumulate in lei.

Io me ne sto lì sul greto del rio, seguo il movimento dell’acqua che si agita percossa dalla nonna che si attiva nel risciacquo dei panni. E’ il primo pomeriggio, la calura opprime l’aria diffondendo un silenzio greve appesantito dal mutismo della nonna.

C’è calma intorno e io mi sento coinvolta nelle vicende poetiche della famiglia Pascoli, sono intimamente convinta che contemplando il paesaggio che ho di fronte, la poesia si rinnovi proprio nel luogo dove si è annunciata . E’ per questo che sono felice di andare dagli zii che abitano davanti alla Torre di San Mauro Pascoli.

Mi piacerebbe raccontare alla maestra le mie sensazioni, ma lei, del Pascoli ci legge solo: “ La cavalla storna” e “Romagna” e, anno dopo anno, ci propone a memoria le stesse poesie.

Ritornava una rondine al tetto

l’uccisero: cadde tra i spini :

ella avea nel becco un insetto

la cena de’ suoi rondanini “

Ecco, “X Agosto” , un’altra poesia che mi parla: la fiera di S. Lorenzo a Gatteo, la morte di Ruggero Pascoli lungo l’assolata e deserta via Emilia, le bambole per le bambine , la cavallina che ritorna-

O cavallina , o cavallina, o cavallina storna

che portavi…colui che non ritorna …….”

Un tonfo secco sul legno e un cenno muto della mano , mi informano che la nonna ha finito di lavare e che si ritorna a casa.

<<Andèma >>6 mi esorta bruscamente, <<e’ ven l’aqua7>>. Mi accorgo solo allora che l’orizzonte è diventato cupo e minaccioso.

A breve il cielo si annera, l’aria comincia ad agitarsi e refoli di vento scuotono i rami dei pioppi. Il gallo, non visto, lancia il suo avvertimento alle galline che becchettano sulla riva secca della strada maestra; il vento rafforza il suo soffio sollecitato da un “bubbolio lontano ” che percorre le nubi; ora scuote le chiome degli alberi e rigira nell’aria bruna le foglie strappate dai rami. Io e la nonna ci affrettiamo a tornare a casa, correndo attraversiamo la strada. Il vento ci spinge verso il portico, dove la nonna lascia cadere di botto la bacinella sul pavimento e riannoda le cocche del fazzoletto nero che porta da quando, nel 1945, è morto lo zio Guerrino .

Ecco, la pioggia! Arriva secca, distribuendosi in gocce grosse e pesanti che impattano rade sul terreno .

Il vento diventa violento, la pioggia s’infittisce, l’aria si scuote tutta e, come carta velina, sfrigola, geme, scricchiola, si straccia. I pioppi piegano le chiome invocando clemenza a quel vento che soffia sempre più nero sotto un cielo esasperato che lascia cadere una pioggia veloce e copiosa. I mei piedi sono diventati freddi e ho paura.

Lo so: non era nella valle fonda

suon che s’udia di palafreni andanti

era l’acqua che giù dalle stillanti

tegole a furia percotea la gronda.

Lo zio irrompe sotto il portico con un’imprecazione: <<E’ fa la tempesta, l’arvoina tott al pesghi!8 >>

Sobbalzo spaventata, guardo in direzione dei campi e vedo precipitare, in una discesa spensierata, la grandine incalzata dalla pioggia. La nonna continua a fissare quel cielo arruffato che lancia saette su una campagna che non ha più sete e rimbomba gioiosa, ma lei non ride.

L’aiuto a torcere i panni che scuote con esagerata violenza. Per appenderli mi indica un filo teso nell’angolo remoto del partico: << Du ch’in dà dan>>. 9 Intanto, nel cucina la zia impastala la piadina fra malumore e stanchezza.

Non piove più e decido di uscire. Il cortile e la strada mi accolgono luminosi, la luce è così trasparente che dilata lo spazio svelando quell’orizzonte che poco prima l’afa compattava; ora “la Torre”.10 si staglia nitida sull’azzurro di un cielo ancora stordito dagli scossoni del temporale. L’ aria frizzante si lascia affabilmente solleticare dai rami dei pioppi, le foglie fremono elettrizzate da quell’aria fresca . L’aria è nuova e felice e io dimentico il malumore della nonna , la tristezza della zia e le sventure di casa Pascoli.

Il giorno fu pieno di lampi;

ma ora verranno le stelle,

le tacite stelle. (…).

Le tremule foglie dei pioppi

trascorre una gioia leggiera.11

Mi siedo sul panchetto dove un tempo oziava il nonno: ho i piedi freddi, me li guardo e vedo, fra l’erba, un soffione12. Dopo il temporale la sua testa non è più sferica, ma le gocce di pioggia residua lo fanno brillare. Non lo raccolgo,sono certa che la pioggia risplenda nel fiore piumato che aspetta un soffio per concedersi alla terra appagata e accogliente.

In quest’aria che sa di felicità anch’io mi sento appagata e mi consegno, con inconsapevolezza di bimba, a quel sapere dell’anima che si chiama poesia.

Ritorno al mio sguardo di donna , mi avvicino al filare di pioppi che schermano Villa Torlonia. Alle mie spalle il palazzo e la corte restituiti all’antico splendore, più sotto c’è il Rio Salto, poi la strada e, oltre la strada, la casa della nonna. E’ ancora azzurra , le sghembe serrande di legno sono sempre blu; sono crollati i due terrazzi laterali e in quello destro è cresciuto un impavido spaccasassi13, i campi sono vuoti e intorno a casa c’è un disordine desolante che slabbra le aperte geometrie di un tempo. Ciò che si sottrae al furore del tempo è solo il brusio esitante dei pioppi.

1 Rio 2 Il re ( il rio) 3 Giovanni Pascoli, Rio Salto 4 Andiamo nel re . 5 idem 6 Andiamo 7 Andiamo, arriva l’acqua. ( Fra poco pioverà) 8 Distrugge il raccolto delle pesche. 9 Dove non danno fastidio 10 Villa Torlonia 11 Giovanni Pascoli, La mia sera. 12 Tarassaco 13 Bagolaro. Celtis australis

Loretta Buda

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