È il pensiero che conta

“Sai dove ti porto per San Valentino? A San Galiano Po in un ristorante
bellissimo”
“E’ appena finito natale con annessi e connessi, non dirmi che è già san
valentino e che si mangia ancora. Sto iniziando una dieta, mica posso
buttarla all’aria solo per far piacere a San Galiano”
“San Valentino”
“Hai detto San Galiano. Certo che trovi sempre delle mete assurde, e
dov’è?”
“Sul Po. Come andare al mare, che a te piace”
“In febbraio? No che non mi piace, in spiaggia ci trovi pieno di cani che
sporcano e litigano. Ho capito lì cosa vuol dire esattamente il termine
cagnarra. Anche i padroni dei cani danno il meglio, anzi lo sguardo
cagnesco ce l’hanno più loro. Chi ha il cane piccolo da far pietà lo
arraffa e se lo stringe contro come se qualcuno volesse portarglielo
via, figuriamoci. Chi ha il cane large o extra-large gli urla dietro degli
ordini alla tedesca che lui se ne fa un baffo impegnato com’è a
ringhiare. A meno che non sia un pastore tedesco che è la sua lingua
madre”.
“I cani del po non se la tirano come quelli del mare. E il ristorante è uno
dei migliori per la cucina locale”.
“Pesci gatto e rane allora. Guarda, per me i pesci gatto non si dovrebbero
mangiare, se non altro per rispetto al nome. Le rane se ci penso mi
viene male, quelle gambette gracili nel piatto che mi sembra un intero
reparto maternità. Bisogna essere dei selvaggi. Cucino io che è meglio
poi devi pulire, mangiamo fuori che ti riposi”.
“Sai che riposo andare avanti e indietro nella bassa per trovare il
ristorante che di sicuro hanno pensato di metterlo ben bene dentro la
nebbia. Si divertono così loro, a camuffare tutto. Anche il carattere ce
l’hanno nebbioso”.
“Allora dillo subito che non vuoi festeggiare San Valentino”
“San Galiano non San Valentino, è diverso anche se tutti e due santi. Chi
li ha santificati? Mi piacerebbe sapere come funziona perché certe cose
in una certa epoca hanno magari un senso. Uno lo facevano santo
perché aveva fatto il miracolo di guarire una poliomielite, adesso che
abbiamo gli antibiotici ci sarebbe l’inflazione. Praticamente tutti i
medici di famiglia santi. Che un po’ è vero, dovevi vedere l’altro
giorno il delirio in ambulatorio, dopo ti racconto, ma dicevo della
procedura di santificazione, chiunque può fare una proposta,
ovviamente se ha le prove, per dichiarare uno santo? Il Vaticano dovrà
approvare, o forse il papa, o forse devono farlo tutti e due, se uno dei
due non è d’accordo stop fermano tutto. Un po’ come il premio nobel,
qualcuno propone, allega le motivazioni, la commissione esamina e
decide. Che poi anche il premio nobel è stato cannato, pensa a Bob
Dylan, belle canzoni, bella voce, soprattutto bello lui che da ragazzina
avevo preso una cotta di quelle da andare a letto con la copertina del
suo disco sotto il cuscino anche se allora le copertine erano di cartone
duro, anzi menomale che era duro altrimenti si rompeva subito invece
si è solo rovinata negli angoli. Ma il premio nobel a Bob Dylan? San
Valentino uguale, un bel rubacuori, seduto su una panchina rossa con
fiore in mano, a far niente, elegante, figlio di papà, raccomandato se
vogliamo, ma la santità c’entra poco. Sai cosa ti dico? Che hanno
trovato il modo di riempire i ristoranti con il pretesto di una festa a
sostegno dell’amore. Dimmi te se l’amore ha bisogno di sostegno. Se
proprio, dovrebbero pensare ad una agevolazione fiscale, a un bonus,
un decreto. Potrebbero chiamarlo decreto tenerezza.”
“Facciamo una interrogazione parlamentare per andarci in fondo”
“In fondo dove? preferisco stare a galla, magari in piscina riscaldata a
40°, ce n’è una stupenda nel centro benessere “ringiovanando”
sarà “ringiovanendo””.
“No, no, è “ringiovanando, ringiova-nando”, l’ha aperto un italiano che
si chiama Ferdinando qualcosa e lo chiamano tutti Nando, in centro a
Tel Aviv. Strada pedonale, l’autobus ti lascia abbastanza vicino, mi
hanno detto, ma l’ultimo pezzo è a piedi, anche quelli che sparano ci
devono andare a piedi, peggio per loro se hanno delle armi pesanti
come a Tel Aviv. E’ tranquillo”
“Sarebbe bello andarci. Ma se non vuoi festeggiare San Valentino dillo
subito”.
“Questo l’ho detto io”.
“Ah, l’hai detto? No, non avevo sentito”.
“Non ho detto che non voglio festeggiare San Valentino, ho detto se non
vuoi festeggiare San Valentino dillo subito. Prima, mentre riempivi la
lavastoviglie e pensavi alle rane”
“A proposito di lavastoviglie, non lava bene, mi sa che ha un problema
anche lei? Ragione di più per mangiare fuori”
“Quello che stupisce è il tuo approccio ai problemi. In effetti dicono che
più svariate sono le proposte, più esteso è il ventaglio delle soluzioni.
Noi facciamo un ventaglio così grande che potrebbe smuovere l’aria
nel deserto d’Algeria”
“Cosa c’è in Algeria?
“Non c’è niente in Algeria, a parte il deserto, e lì non c’è niente perché è
deserto. Ma se la lavastoviglie non funziona a me viene in mente di
controllare il filtro, o di cambiare detersivo, o di chiamare un tecnico.
A te invece… non ci posso credere”.
“Dai che scherzavo, comunque il tecnico mica viene subito.”
“Soprattutto se non è stato chiamato”.
“Adesso non possiamo chiamarlo, sono quasi le otto”.
“Come le otto?”.
“Non hai visto che è buio?”
“Troppo buio per vedere, infatti non ho visto”
“Bene, sono quasi le otto”
“Oddio, ti avevo detto alle sette di ricordarmi una cosa importante…
ma non mi hai detto cos’era, anzi eri scocciata perché l’ho chiesto
ah, per questo non me lo hai ricordato! Beh, allora te lo dico: era un
regalo per te. Pensavi mi fossi dimenticata di San Valentino? Che
rabbia, dovevo solo confermare il colore che stesse bene sulla giacca
di quando vai a funghi. Sai cos’era? Ormai te lo posso anche dire: un
aggeggio che individua la presenza di funghi, non ti dice il punto
preciso solo che è nel raggio di un metro ma basta che ti fermi e ti
guardi intorno”.
“Mai sentito…”.
“Infatti è una novità assoluta. Ma tu hai rovinato tutto, che rabbia
scusami amore, sarà la sorpresa per l’anno prossimo. E’ il pensiero che
conta. Grazie del pensiero e buon San Valentino”.
“Non è santo, ma dai mica staremo qui a litigare, buon San Valentino. Lo
festeggiamo sul po?”.

Ivana Manferdelli