4 metri e 20

4.5
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Mi sentii afferrare per le braccia da mio padre e mi ritrovai su nella nostra soffitta di casa insieme a mia sorella e nostra madre, quella soffitta che io non avevo mai visto era bassa grigia e odorava di muro, io non avevo ancora 4 anni e quello è uno dei primi ricordi di me bambina.
Dove si abita noi a San Angelo a Lecore ci sono campi, fossi e fossetti, che d’estate fanno da casa alle zanzare e ai ranocchi. D’inverno invece si riempiono d’acqua, spesso l’acqua va di fuori tanto che quì le persone ci sono abituate e non ci fanno più caso.
In questi giorni però di acqua ce n’è veramente ma veramente tanta: il campo di fronte alla nostra casa è tutto sommerso, non si vede nemmeno lo steccato del recinto dove il pastore mette le pecore a dormire durante l’estate (allora si che arrivavano le zanzare). La mamma, gira per casa con la Marzia sempre attaccata alle sue gonne di lana “Bicche Bocche”, guarda fuori da ogni finestra e sospira «speriamo che l’Ombrone non vada di fuori come l’altra volta, che allagò tutti i sottosuoli e rovesciò anche la damigiana dell’olio che per pulire tutto ci volle un monte».
«mamma i’ babbo stamani non va a lavorare?»
«no oggi è il 4 novembre è festa».
Anche il babbo va sempre alla finestra «la Seicento ormai la lascio alle Mosche, ora è meglio che sistemiamo la roba in alto… un si sa mai… meglio essere pronti. Ieri sera mentre tornavo a casa passando da i’ Ponte all’Asse tu vedessi! Faceva effetto da quanto era pieno, a i’ pari della strada».
Io questo fatto dell’ Ombrone che allagò il sottosuolo non me lo ricordo, si vede che ero troppo piccina. « mamma dove li metto i balocchi? Non voglio che la Fulvia e i tegamini che ci ha portato la befana si bagnino»
«ma via la un verrà mica fin quassù, siamo al primo piano, la nostra paura è che allaghi i’ sottosuolo, le bambole e tutti i vostri balocchi sono al sicuro qui stai tranquilla… ma figurati!»
Intanto io monto sulla mia seggiolina di legno, quella che tengo in cucina sotto la finestra, e vedo i campi sempre più allagati.
Così mentre i’ babbo e la mamma sono sottosuolo a sistemare la roba, vado in camera mia e della mi’ sorella, sul comodino c’è la bambola Fulvia che sta sempre appoggiata a un piedistallo di ferro: i capelli lunghi e neri, il vestito da signora rosso e le scarpe nere a mocassino. Anche lei mi guarda piuttosto preoccupata. Invece per terra sopra al tappeto, c’è la bambola della Marzia con i capelli arruffati e senza scarpe, perché a lei i balocchi non gli durano nulla. Ho deciso: torno in cucina prendo la seggiolina e la porto in camera, la strascico fin sotto al settimino, prendo le bambole e tutti balocchi che sono li e gli metto sopra i mobile. Ora sono più tranquilla.
«Mamma ma i’ semellaio non passa stamani? Io volevo la schiacciata»
«oh Grazia oggi non passa è festa nazionale! Te l’ho detto dianzi, poi con tutta questa pioggia… non hai sentito i’ che glia detto i’ babbo? Ha visto l’ Ombrone pieno, la schiacciata la si prende domani, il pane c’è quello di ieri e ci basta, ora stai quì con la tu’ sorella mentre noi si finisce di sistemare la roba sottosuolo».
Intanto continua a piovere.
Il tempo passa, la mamma alla fine decide di mettere sopra l’armadio della sua camera la roba del corredo e le fotografie del matrimonio: quelle dove erano davanti al prete, la mamma, il babbo, la zia Carla e lo zio Franco. Loro si sposarono in quattro, il matrimonio previsto era quello della zia e dello zio, ma siccome la mamma era incinta di me, allora fecero tutto insieme. Le foto sono belline tutti ridevano, la mamma e la zia avevano il vestito uguale con il velo sui capelli, poi andarono al ristorante e fecero le foto con la torta, la mamma non mangiò niente perché io la facevo sempre vomitare.
La Marzia comincia a frignare, d’altra parte lei ha 18 mesi e non capisce. La mamma allora la prende in braccio e la mette sul lettone con la coperta di lana verde che gli piace tanto, infatti dopo un po’ la s’ addormenta.
Io sono contenta di rimanere con la mamma a vedere quello che fa, è tanto che non gioca con me, ha sempre un monte da fare.
Mentre siamo in camera il babbo entra di corsa « lascia le figliole qui e andiamo a prendere la roba sottosuolo! Tutta quella che si può e la si porta sù in casa, è passato Romolo e dice che a San Donnino è già tutto allagato!» scesero per le scale e cominciarono a portare le damigiane, la cassa delle cipolle e delle patate, le valige per andare al mare e tanta roba che su nell’ingresso non ci sta, così la mettono in salotto. Il salotto è una stanza strana: sempre chiusa non ci si può andare a giocare perché ci sono i mobili belli, la tavola grande di legno con il centrino fatto dalla nonna Margherita, quella di Poggio a Caiano che la mamma la chiama “la mi socera”, intorno alla tavola ci sono le seggiole con la stoffa di velluto e sopra la plastica trasparente per non sciuparle. Questa stanza però ha due nomi: quando vengono i parenti, quelli che si va a fare le merende d’estate al Pinone o Artimino, la mamma dice sempre « su! Andiamo in salotto a prendere i’ caffè». Quando invece vengono gli altri parenti, la stanza si chiama “ La sala”.
Così il salotto si riempie di oggetti, damigiane, il servizio con le tazze dorate, i bicchieri colorati col gambo lungo e anche la radio di legno, che prima era dei nonni, sempre quelli che stanno a Poggio a Caiano.
La Marzia intanto si è svegliata e io sto con lei a giocare su i’ lettone.
Fuori si sente la gente che come i’ babbo e la mamma vanno avanti e indietro da i sottosuoli e portano su per le scale le loro cose.
La mamma intanto prende della roba da mangiare, anche se non vuole farsi vedere io lo so che piange. « ma via! Quassù la un po’ arrivare, anche se l’Ombrone va di fori farà come l’altra volta, vorrà dire che si riempie il sottosuolo!» dice i’ babbo, ma intanto porta sù uno scalotto di legno e lo appoggia nell’ingresso sotto la botola della soffitta.

Io invece rimetto la mia seggiolina sotto la finestra della cucina, monto sopra e con il naso spiaccicato al vetro voglio vedere se quest’Ombrone alla fine arriverà anche da noi.
« Attenti! Arriva la piena!» urla Luigi affacciato alla sua finestra.»
«Eccola! Babbo guarda la viene su per le scale!» la Marzia piange, il babbo mi tira giù dalla finestra e mi porta sullo scaleo di legno, mi prende sù per le braccia: «vai! Vai lassù ora viene anche la mamma e la tu’ sorella, mettiti seduta in terra e stai buona!» c’è buio ho paura, cosi mi accovaccio per terra come faccio quando sento il babbo che brontola la mamma…non voglio stare quì sola…è troppo buio. La mamma e la mi’ sorella arrivano sù, un rumore fortissimo entra dappertutto « Ivo! Pena poco piglia le coperte… quì c’è freddo, vieni su! Vieni su!!… ma che succede? La luce è andata via! Bambine ferme! state qui ferme!!».
Anche il babbo è salito ma prima di entrare si spenzola e chiude la botola con una botta forte.
Eccoci in soffitta. Ora non si sente più nulla, sembra di avere le orecchie tappate. C’è tanto buio, si vede solo un pochino dalla finestrina «ora come si fa? È andata via anche la corrente!» si dispera la mamma.
«è la piena, avrà spezzato i pali della luce, ora sistemiamoci… tu vedrai che verranno a prenderci! » risponde i’ babbo mentre si mette a sbirciare dalla finestrina ma il buio è tanto. Fuori si sentono i lamenti degli animali. La mamma intanto ha preso il pane e le mele e mi fa mangiare. La Marzia invece prende ancora il latte della mamma, ma solo la notte.
«Babbo ma le pecore come fanno a portarle in soffitta? »
Il pane con la mela non mi va e sono stanca, ora basta non voglio più sapere niente dell’Ombrone e della pioggia, sono stanca. La mamma ci mette addosso le coperte che il babbo ha preso di corsa prima di salire quì in soffitta…mi bruciano gli occhi, ora voglio dormire e basta, la mamma si sdraia accanto a me e alla Marzia sotto le coperte «dormiamo! Domani ci verranno a prendere».
Ora c’è meno buio, sento la Marzia che tossisce.« speriamo che non gli venga la febbre»
la mamma tiene la mi’ sorella vicino e gli tocca la fronte con la mano: lei è più delicata di me, che non mi ammalo mai.
Guardo la soffitta ora è giorno. Brutta: tutta grigia e ha un odore di muro che non mi piace per nulla.
« Grazia ti sei svegliata? Su mangia un pezzetto di pane e mela e stai sotto la coperta»
Intanto il babbo sta guardando dalla botola « accidenti è tutto allagato! Ci saranno almeno 3 metri, meno male che ha smesso di piovere così l’acqua comincerà a calare, ma in casa non c’è rimasto nulla, anche lo scalotto chissà dove è andato a finire…»
«Come non c’è nulla?» comincio a piangere «allora anche le bambole e tutti i tegamini che ci aveva portato la befana dove sono?»
nessuno mi risponde, penso alla Fulvia col suo vestito rosso che è laggiù sola dentro l’acqua.
Il babbo si affaccia alla finestrina, si sente la gente che chiama…anche la mamma si affaccia e vocia ai nonni « Mamma? Babbo state bene? Siamo in soffitta!»
«si noi stiamo bene, le bambine?»
I nonni, quelli che abitano alle Mosche, ora sembrano vicinissimi, eppure noi per andarci si va con la Seicento, oppure d’estate la mamma ci mette sulla bicicletta: io che sono grande sto dietro su i portapacchi e mi reggo a i’ sellino, la Marzia che è piccina sta davanti dentro un cestino.
« l’acqua fa l’eco, gli è però che sembrano vicini!» dice i babbo.
« babbo! Babbo prendimi voglio vedere l’alluvione, dai la voglio vedere anch’io»
« guarda… hai visto quanta acqua? Laggiù si vede il campanile e i tetti delle case»
« ma sono tutti in soffitta come noi? E le pecore? Come fanno a stare in soffitta? Babbo come si fa a andare via?»
« stanno arrivando… forse vengono con l’elicottero!»
« l’elicottero davvero?»
Siamo sempre quassù il babbo ogni tanto si affaccia alla finestra e la mamma tiene in braccio la mi’ sorella, gli da il latte e gli tocca la fronte.
Io sono pronta, non vedo l’ora di andare via con l’elicottero.
«eccoli! Eccoli! stanno arrivando ora vi metto su i’ tetto, ma state attente agli embrici, sono scivolosi! State sedute e aspettate che vi prendano!»
Il babbo si mette in piedi con la testa fuori dalla finestrina e fa salire prima la mamma, ma la gonna di “Bicche Bocche” gli stringe alle gambe… allora il babbo la strappa, così sale sul tetto, poi gli da’ la Marzia tutta infagottata nella coperta. Ora tocca a me e appena sono sopra il tetto guardo tutta l’acqua grigia che sbatte avanti e indietro addosso al tetto, lì ci sono due uomini su un barcone che dondola, uno di loro si attacca con le mani al tetto, quell’altro sta ritto e tiene un bastone lunghissimo nell’acqua. Dentro al barcone seduta da una parte c’è la Cinzia che viene all’asilo con me, accanto a lei ci sono i’ su babbo e la su mamma.
Ci fanno montare sulla la barca e quando ci siamo tutti dicono «state a sedere e tenetevi forte per non cadere nell’acqua!» allora l’uomo che stava attaccato al tetto da una spinta forte e si parte.
L’elicottero non è venuto ma sono contenta lo stesso che siamo andati via dalla soffitta grigia.
Anni dopo i miei mi racconteranno che l’alluvione, causò tanti danni: dove abitavamo noi morirono tutti gli animali dei contadini, una donna molto anziana affogò scivolando dal barcone e purtroppo non riuscirono a riprenderla.
Quelli che ci portarono via con la barca venivano da Viareggio, alcuni portarono anche i patini rossi.
Dopo un po’ di tempo si ritornò a casa, ma dentro non c’era più nulla, nemmeno la mia seggiolina e neanche i balocchi. La mamma riuscì a riprendere dall’armadio, che si era rovesciato in camera, solo qualche foto dell’album del matrimonio e qualche vestito.
Tutti persero tutto. Gli aiuti furono delle coperte marroni, quelle che si mettono sopra i cavalli, i materassi invece si misero ad asciugare sulla terrazza delle camere. Per un po’ di tempo si andava a dormire dagli zii di Poggio a Caiano. Il freddo e l’umidità di quei giorni ci fece venire la febbre, alla Marzia invece che era più delicata, gli venne la bronchite asmatica.
Una mattina il babbo, mentre cercava di rimettere a posto quello che poteva, in salotto trovò una serpolina gialla che si era nascosta tra tutta quella roba piena di fango: lui che aveva le scarpe grosse da muratore la voleva schiacciare. Poverina come si dimenava! Poi la buttò fuori sul terrazzo e lei ancora viva riuscì a scappare libera nei campi.
Dopo seppi che anche a Firenze era venuta l’alluvione, anche l’Arno come l’Ombrone aveva rotto gli argini ed era per quello, dicevano, che a San Angelo arrivò tutta quella piena. Raccontarono che a Firenze vennero gli angeli a salvare le opere d’arte dal fango.
Invece da noi di San Angelo ci s’aveva solo il nome, ma opere d’arte niente così si dovette ripulire tutto da soli.
Il babbo poi andò alla porta d’ingresso e scrisse sul muro una cosa che ho letto dopo qualche anno “ 4 novembre 1966 : 4 metri e 20.”
Nel 1970 una mattina sentii rumori sul tetto « sapete il babbo ora fa un’altra casa sopra a questa così l’acqua non ci arriva» ci disse la mamma contenta.

Elisabetta Ciani

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