Maurizio Albarano

Il segreto

Sono le sette e trenta di una mattina d’agosto, caldissima già a quest’ora nonostante abbia piovuto tantissimo. La speranza era che il tempo oggi fosse stato un po’ più fresco, ventilato e invece bisogna sorbirsi un’altra, estenuante e afosa giornata tipicamente estiva, dall’aria torrida e oltremodo appiccicosa! I raggi del sole, prorompenti e luminosissimi, trapelando dalle piccole fessure della tapparella non abbassata del tutto, sono stati i reali complici del risveglio di Luca assieme all’insistente cinguettio dei fringuellini saltellanti qua e là tra i rami degli alti pioppi che sovrastano imperiosi il giardino, ricco di piante e fiori di stagione. La moglie di Luca e i loro figli sono avvolti ancora da quel languido torpore che fa chiudere e aprire gli occhi, tipico di chi vorrebbe svegliarsi ma non ha il coraggio di abbandonare la dolce sensazione di un fresco riposo. Hanno tutti e tre un’espressione serena, dolcemente accompagnata dal ritmo d’un respiro libero e calmo nel totale rilassamento delle membra, disarticolate nella loro immobilità. Luca li lascia ai loro sogni! Si alza e mette i piedi a terra, si fa il segno della croce e si dirige in cucina; qui beve un bel bicchiere d’acqua disintossicante dopodiché prepara la macchinetta del caffè e l’appoggia sulla fiammella per far salire il liquido al suo interno. Attende ch’essa sbuffi avvertendolo che il caffè è pronto, lo versa in due tazzine decorate a mano, lo zucchera e col vassoio in mano ritorna in camera, dove questa volta trova la moglie con gli occhi aperti, seduta sul letto ad aspettarlo, in un atteggiamento accogliente, quasi di ringraziamento interiore. “Buongiorno, amore!”. “Buongiorno, tesoro”, gli risponde portandosi la mano destra alla bocca sbadigliando soddisfatta. “Sai”, dice lei bisbigliando quasi le parole, “stanotte ho fatto proprio un brutto sogno”. Lui le offre la tazzina calda, si siede e insieme bevono il caffè, sorseggiandolo piano. “Cosa hai sognato, amore?”, le chiede accorgendosi del suo imbarazzo. “Mah, era tutto così confuso… Vedevo e non vedevo le figure, non riuscendo a percepire dove effettivamente mi trovavo. Però, si, noi eravamo presenti. Stavamo a casa. Tu sei rientrato dal lavoro, stanchissimo. Mi hai chiesto se potevamo uscire, farci una passeggiata. Io ti ho risposto che non era possibile…”. All’improvviso si ferma, come se qualcuno le avesse suggerito di non continuare. Luca le accarezza la guancia sinistra e le dà un bacio sulla fronte. “E poi?” – “Ho visto una figura luminosissima… Era la Madonna, ne sono certa. Stava in un angolo, discreta e semplice. All’improvviso ha alzato la testa e mi ha guardata, prima sorridendomi poi, assumendo un’espressione triste, mi sono accorta che dal suo occhio sinistro scendeva una goccia di sangue…”. Ora trema ed ha la fronte impregnata di sudore. Il marito l’abbraccia, la stringe a sé così forte da sentire il battito del suo cuore. Ascoltano il respiro dei bambini in un magico silenzio. E’ assoluto, muto, quasi irreale, difficile perfino a poterlo considerare. Anche le cose, gli stessi odori sembrano immortalati in questa dimensione! Si guardano negli occhi, si baciano. “Luca, perché ho fatto questo sogno?”, gli domanda con una voce ricolma di paura. “Ma no, sciocchina, sicuramente stai attraversando un periodo difficile. Un po’ di riposo ti farà bene, vedrai”. Lei finisce di bere il suo caffè, che intanto è diventato freddo. Si stropiccia gli occhi e gli sorride. Non vuole in nessun modo che il tempo abbia la possibilità di rubare il loro spazio, già così piccolo e circoscritto. Sulla mensola sopra la culla dei bambini prende un libro di poesie, l’apre a caso e lo porge al marito. “Vuoi che te la legga?”, le domanda sapendo di farle una cosa gradita. “Certo”, risponde in modo sottile e delicato. “Qual è il titolo?”. Non fa caso alla sua domanda. Gliela legge con una voce calda e partecipe in un rispettoso ossequio delle pause e in un’altrettanta repentina accelerazione nel crescendo degli aggettivi che offre il testo. Lo guarda con occhi fissi seguendolo nei passaggi che i suoi hanno nello spostarsi da sinistra verso destra e viceversa. Finisce di declamare l’ultimo verso, incalzante, poi il silenzio, di nuovo! Lei improvvisamente piange. Lo fa in una maniera dignitosa, quasi a volerlo nascondere ma al contempo è felice che lui se ne sia accorto, che abbia potuto penetrare quel sottile velo della sfera più intima e scandagliarne le sensazioni e le emozioni che ne derivano. Questa mattina lei “sente” che quest’uomo le si presenterà davanti come mai lo abbia fatto, avvertendo quasi un misterioso senso d’inquietudine che le bisbiglia delle parole nuove, dei sostantivi sconosciuti. “Sai”, dice Luca mentre scendono dei rigagnoli di lacrime ai lati dei suoi occhi, “non so perché, ma a vederti così penso all’improvviso alla vita, al suo mistero, alla sua pienezza. E sembra strano, amore mio, ma mai come stamattina mi sento così felice che è perfino arduo spiegarlo. Sarà stata, forse, quella poesia che ho letto…”. Si ferma un attimo. Si asciuga il volto. Rivolge lo sguardo verso la finestra. Si accorge che il sole, penetrando attraverso le fessure della persiana, disegna strane e bizzarre forme sulla bianca parete della camera. “Quante stupidaggini e discorsi che non hanno senso costruiamo col nostro cervello nella sciocca convinzione di dire delle cose importanti senza sapere, o forse facendo solo finta, che la fonte di tutto è il cuore. E’ lì che decidiamo della nostra vita!”. Lei sta ad ascoltare. Lo fa con un’attenzione particolare. “Vedi”, incalza lui, “ci accorgiamo di questa verità soltanto quando avvertiamo dei pericoli, quando la nostra stessa esistenza rischia di essere compromessa. Invece, amore mio, è da un po’ di tempo che io ho smesso di essere – per così dire – conservativo. A me, che il mio diretto prossimo possegga un’auto favolosa o sei case o pellicce o miliardi a non finire, non me ne frega proprio un bel niente. Mi sono accorto di avere la “cosa” più importante: quella di amare senza limiti, tutto e chiunque, soprattutto quando per il mondo intero l’unico nemico da combattere sia la mia persona!”. La moglie lo guarda stupita, sorpresa, affascinata. Non può fare a meno di allungargli la mano e di accarezzarlo dolcemente sul viso. “Vieni”, gli dice all’improvviso, appoggiando la tazzina vuota sul comodino e allargando le braccia per accoglierlo tra le bianche lenzuola nel dolce tepore del letto. Luca si sdraia accanto a lei e i loro corpi affondano all’unisono nel soffice e abbondante materasso mentre un raggio di sole, uno fra tanti, penetra dolcemente nella penombra dell’alcova per riflettersi d’incanto allo specchio mescolandosi in un tripudio di colori. Dietro i loro occhi c’è la reale consapevolezza dell’abbandono totale, del rilassamento assoluto dei sensi in una percezione vera dell’infinito, dell’oltre, del mistero che si svela. Restano supini a guardare nel vuoto della camera che ora è divenuta il santuario della loro rinnovata presenza avvenuta d’incanto in un insolito risveglio d’un caldo mattino estivo. Luca all’improvviso sbotta in un pianto copioso, fanciullesco, sincero. Vorrebbe parlare, dire alla moglie qualcosa ma non riesce a farlo talmente le lacrime gli scendono a goccioloni. Lei lo tranquillizza, lo accarezza, lo bacia. “Ho da svelarti un segreto, amore mio…” Guarda la moglie negli occhi lucidi e profondi. Ne avverte tutta la bellezza e il candore dell’essere donna, il profumo delicato della pelle liscia e vellutata. . “Io…io…io ti amo, ti amo tantissimo…” Lei ascolta guardandolo ammirata e piangendo a sua volta. “E’…è…questo il tuo segreto?”. Lui non risponde. Abbassa la testa, guarda i bambini che dormono, origlia i loro respiri immaginando le scene dei loro sogni animate da colori che si sovrappongono uno sopra all’altro in un fantastico arcobaleno. “Si”, replica a lei in un modo dolcissimo e rassicurante, come se volesse dimostrare che quella è la verità assoluta, senza nascondere nulla, in una giudiziosa affermazione che desse il primato a ciò che più conta, più è importante. Sa, invece, che sta mentendo. Ma lo sta facendo per amore, per quel sentimento che stamattina ha riscoperto prepotentemente alla luce di una nuova giornata della sua vita in cui, come lui stesso ha ammesso, ha azzerato tutto in una sorta di un’immaginaria scuola dove ha imparato ad amare senza condizioni, senza nessun pregiudizio. E’ così avvolto in questa condizione che è preso da una tale meraviglia al pensiero di non aver mai provato prima veramente questa sensazione! Al contempo, si sente oppresso, ha un macigno sullo stomaco. Vorrebbe dire tutto alla moglie, farla partecipe in qualche modo del suo dolore, della sua prova. Adesso lei è sprofondata in un sonno profondo. La guarda. Non può fare a meno di ritenersi fortunato se lei gli ha donato occasioni di compagnia, di sincera amicizia, di autentica stima. Si alza, si reca in bagno e, nel momento in cui comincia con un tale sforzo a urinare, con profondo dolore si accorge per l’ennesima volta che esce del sangue vivo. Rimane così. Impotente. Solo. Piangente. All’improvviso è come se le forze gli venissero meno, si appoggia al muro ascoltando il battito del suo cuore. L’ultima, dolorante goccia di sangue fluttua nel water in un’angosciante sensazione di vuoto assoluto. Si pulisce e pulisce tutto, con accuratezza, si lava e si veste sapendo d’indossare una maschera di lì a poco. Si affaccia nella camera dove adesso ode addirittura russare la moglie. Le dà un bacio sulla fronte. Ripete lo stesso gesto anche sulla fronte dei figli. Prende la cartella ed esce. L’aria dolce mattutina d’agosto gli accarezza i capelli. Tutto intorno è vita, è ritmo, è un divenire continuo. Ora lui ne assapora ogni attimo. Come un poeta, ne percepisce ogni emozione, ogni più piccolo, insignificante fremito, riuscendo perfino a distinguerne uno diverso dall’altro. Si riempie di tutto. La creazione è dentro di sé. Annulla la sua idea di confine, di orizzonte, di percepito. Lui stesso appare un mistero grande. Vuole far suo, di nuovo e completamente, quel mondo di favole e stelle vaganti che lo avevano lasciato crescere. Ecco che la sua memoria rimuove i fantasmi del tempo che appaiono, soltanto ora, nella loro completa e assoluta bellezza. Visi, cortili, luoghi, scene. Adesso tutto ha un senso. E’ gioia. E’ felicità. E ’ritorno. E’ poesia. Null’altro può distogliere il suo pensiero. All’improvviso, a ridosso di una piccola chiesetta, si sente chiamare a gran voce. Si volta e si accorge che una ragazzina, esile e bruna di carnagione, gli sta facendo segno di fermarsi. Lei si avvicina e subito lui avverte un intenso profumo di viole, inconsueto per quel periodo. “Vi devo dare questo”, dice con una voce fin troppo educata e gentile .E’ un foglio di carta piegato in due. Lo prende, lo apre e ne legge lo scritto: “So tutto”. Luca distoglie lo sguardo dal foglio e fissa negli occhi la ragazzina. “Come ti chiami?”, le chiede mentre lei, a sua volta, penetra i suoi occhi con un raggio visivo fortissimo. “Speranza. Mi chiamo Speranza”. “E, quel so tutto, a cosa si riferisce?”, domanda quasi tremando con la bocca. “Al fatto della vostra malattia. Che i medici vi hanno detto che avete si e no un mese di vita ancora e che è un segreto che vi portate dentro e che stamane avete avuto un risveglio diverso dal solito e…” – “E come fai a sapere tutto ciò?”, la interrompe lui meravigliosamente affascinato dalla dolcezza del suono di quelle parole. “E’ un segreto! Ma quello che è importante è che ora, voi, andiate a casa ad abbracciare vostra moglie e i vostri figli”. “Sapete”, incalza la ragazzina, “a volte quando neanche lo immaginiamo, riusciamo a vedere ciò che non si vede e a gioire per questo!”. Mentre Luca sta ad ascoltarla in silenzio, un rumore improvviso come di uno spicco di ali che si librano nel cielo lo distrae facendogli rivolgere lo sguardo altrove. Cosicché, subito dopo, si accorge che la ragazzina è sparita. Si guarda intorno, dappertutto, ma di lei neanche l’ombra. E’ sconvolto e allo stesso tempo gioioso. Non sa decifrare in quest’attimo il proprio stato d’animo. E’ confuso, irrequieto, composto ma al suo interno avverte la stessa felicità provata poche ore prima nella sua camera. In questo istante non gl’interessa nulla. Neppure di sapere chi era la ragazzina, del perché l’ha incontrata o, per meglio dire, del perché la ragazzina l’ha voluto incontrare. Vuole liberare la mente da ogni pensiero e desiderare soltanto di essere felice. Mentre rifà la strada a ritroso per ritornare a casa, saluta tutti quelli che incontra sul suo cammino come non faceva da tempo, perfino un vicino di casa col quale non parlava da anni! All’improvviso, facendosi scuro in volto per il brusco ritorno di quel senso di vuoto, sente un bisogno impellente di andare in bagno per cui affretta il passo. All’uscio di porta gli tremano le mani mentre cerca d’inserire la chiave nella serratura. La moglie, sorpresa, lo saluta dalla cucina e gli chiede come mai sia rincasato così presto. Non le risponde. Si dirige direttamente in bagno e col fiato in gola alza la tavoletta del water. L’urina è normale, limpida, come ormai lui non la vedeva da parecchi mesi. E’ sorpreso. Non ha sentito neppure dolore nella minzione. Possibile? Si lava le mani e va in cucina. Abbraccia la moglie e la bacia come non mai, ricordandosi delle parole della ragazzina. “Scusami per prima, amore, se non ho risposto. Per strada m’è venuta voglia di far pipì così grande che ho pensato di non farcela ad arrivare qui”. Lei, sorridendogli, replica: “E invece, hai visto, la speranza è l’ultima a morire!” Fissandola negli occhi in un pianto commosso ha la forza di dirle: “E’ vero, è vero!”.

Maurizio Albarano